Cashless, i pagamenti digitali accelerati dal Covid. Petrone (Mooney): «Rapidi in tutto il territorio e costi minori»

Getty Images
di Francesco Bisozzi
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 3 Marzo 2021, 12:34 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:23

Esattamente tre mesi fa, era la mattina dell’8 dicembre, milioni di italiani hanno cercato contemporaneamente su Google il significato di una parola misteriosa, che avevano sentito pronunciare in televisione la sera prima dall’ex premier Giuseppe Conte. Quella parola era cashless e vuol dire senza contante, ma in pochi lo sapevano fino a quel giorno. Questo la dice lunga sull’attaccamento al denaro di carta che ci contraddistingue e che solo il virus è riuscito in parte a scalfire. Per spingere gli italiani a superare la fobia dei pagamenti digitali (e stanare il sommerso) si è ricorso persino alla lotteria degli scontrini e ai rimborsi premio per chi utilizza bancomat, carte di credito e app per saldare il conto, il famoso cashback, ma per annullare il gap con gli altri paesi europei sul fronte dei pagamenti cashless si pensa adesso di utilizzare anche altre leve.

LE POTENZIALITÀ

«Serve una strategia di più ampio respiro, a 360 gradi, che garantisca l’accesso alle tecnologie da parte di ampi strati della popolazione che risultano ancora tagliati fuori», spiega Emilio Petrone, amministratore delegato di Mooney, oggi primo operatore italiano per servizi di pagamento di prossimità. Oggi Mooney è anche leader dei pagamenti su PagoPa, la società in house di Palazzo Chigi che gestisce il programma cashback, con una quota di mercato del 40%. «Il virus ha dato una marcia in più ai pagamenti digitali anche in Italia, ma il terreno da recuperare è ancora molto, considerato che partivamo dalle retrovie e iniziative come i rimborsi di Stato da sole non sono sufficienti a traghettare tutti i cittadini dal contante al cashless», prosegue l’ad della realtà nata dalla fusione tra SisalPay e Banca 5. La ricetta di Emilio Petrone per accelerare la diffusione del cashless è semplice: «Bisogna consentire l’accesso ai pagamenti digitali in tempi rapidi e su tutto il territorio, però è necessario anche abbattere i costi degli strumenti che si offrono. Questo è anche il segreto di Mooney che può contare su una rete fisica di 45 mila esercizi tra edicole, bar e tabaccherie, per 20 milioni di utenti, dove da novembre è possibile ritirare e attivare in meno di 5 minuti la nuova carta prepagata Mooney. Costa solo 8 euro l’anno».

I NUMERI

Nel primo semestre del 2020 il transato con le card ha raggiunto 118,3 miliardi di euro per un totale di quasi 2,3 miliardi di transazioni. Sono gli ultimi dati pubblicati dall’osservatorio sui pagamenti digitali del Politecnico di Milano, che ad aprile scatterà una nuova fotografia del cashless in Italia. Le carte di debito si confermano lo strumento preferito per i pagamenti in negozio con un transato superiore ai 60 miliardi di euro sempre nel primo semestre del 2020, quasi il doppio rispetto alle carte di credito. Ed è boom prepagate: il transato ora è a quota 21 miliardi di euro e cresce del 13% su base semestrale. I pagamenti da smartphone in negozio valgono infine poco meno di 3 miliardi l’anno.

LA SFIDA

L’offerta di Mooney si può definire phygital. «Ovvero si tratta di una soluzione che unisce il mondo fisico a quello digitale. È questa la strada da seguire: bisogna portare fisicamente i pagamenti digitali nei piccoli centri dove spesso sono ancora impraticabili, dotando i Comuni minori delle tecnologie adeguate e assicurando percorsi formativi sul cashless non solo agli esercenti ma anche ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche locali. Noi di Mooney investiamo molto sulla formazione del personale dei punti vendita che compongono la nostra rete fisica e che in certi casi raggiunge piccoli paesi senza nemmeno uno sportello bancario». La spinta all’inclusione finanziaria che arriva dalla società partecipata al 70% da Sisal Group e al 30% da Intesa Sanpaolo potrebbe rivelarsi insomma decisiva, considerato anche che le filiali bancarie oggi sono meno di 30 mila. Il costo di gestione del contante tra conservazione, trasporto e sicurezza, secondo i calcoli di Bankitalia, gravita attorno ai 7 miliardi di euro annui. Eppure nell’80% circa delle famiglie è disponibile almeno una carta o un bancomat. A fare da traino sono tuttavia i nuclei che risiedono nelle regioni del Nord: in Campania una famiglia su due è sprovvista di strumenti di pagamento digitali. E se nelle grandi città quasi il 90% delle famiglie ha almeno una carta, nei centri con meno di 5 mila abitanti l’asticella scende al 70%.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA