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Grecia, la sfida di Tsipras: «L'Europa ci ha usato come cavie per l'austerity»

Grecia, la sfida di Tsipras: «L'Europa ci ha usato come cavie per l'austerity»
di Francesca Pierantozzi
3 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Luglio 2015, 06:21 - Ultimo aggiornamento: 13:55

PARIGI - Alexis Tsipras manda in tilt anche l'Europarlamento. Senza nessuna nuova proposta di riforme (ma annuncia che il nuovo piano arriverà tra due giorni) è bastata la sola presenza del premier greco a infiammare l'Assemblea di Strasburgo: cartelli, fischi, applausi, connessione streaming ingorgata quasi subito.

Davanti a un emiciclo gremito, accolto da ovazioni dall'estrema destra e dall'estrema sinistra, Tsipras ha ripetuto i fondamentali: rifustigata l'austerity, rifatto appello alla democrazia, riammesso gli errori dei politici greci (soprattutto i predecessori). La platea centrale, quella dei popolari e dei liberali, è rimasta più silenziosa e alla fine un po' delusa. «E' stato uno scambio importante sul piano democratico ma deludente nella sostanza» ha sintetizzato l'eurodeputata liberale francese Sylvie Goulard.

ESPERIMENTO FALLITO

A Strasburgo Tsipras ha ripetuto quanto detto da mesi a Bruxelles. Che vuole «trovare un compromesso onorevole» per «evitare una rottura con la tradizione europea». Che in cinque anni «la Grecia è diventata un luogo di sperimentazione dell'austerità» e che «l'esperimento è fallito». Che non tutti i mali della Grecia vengono da fuori e che il suo governo vuole «lottare contro il regno delle oligarchie e dei cartelli, contro la frode e l'evasione fiscale». Tsipras ha risposto a tutte le critiche che in questi mesi gli sono piovute addosso. La Grecia ha già ricevuto tanti, troppi, miliardi di aiuti? «I fondi attribuiti alla Grecia non sono mai arrivati al popolo ma sono serviti per il salvataggio delle banche europee». La Grecia respinge qualsiasi accordo? «Vogliamo un accordo che mostri che c'è una possibilità di uscire dalla crisi, che c'è la luce in fondo al tunnel». Rifiutate qualsiasi riforma? «Sappiamo che dobbiamo fare sacrifici, ma il fardello deve essere portato da chi può sostenerlo. I pensionati, i lavoratori non hanno più la possibilità di farsene carico». E allora i portoghesi, gli irlandesi? «Rispettiamo le politiche dolorose applicate da altri paesi, ma da nessun'altra parte sono stati applicati programmi tanto duri e per così lungo tempo come in Grecia». Poi è partito il dibattitto. Da destra, sono arrivate le lodi di Matteo Salvini, gli incoraggiamenti di Marine Le Pen a uscire dall'Eurozona, e l'invito di Nigel Farage a «ritrovare la libertà». Da sinistra, Gianni Pittella per i socialisti europei ha lanciato un accorato appello per una Grecia dentro l'Europa: «Anche se lei non appartiene al mio partito, noi socialisti non accetteremo mai, mai, mai una Grexit». Poi sono finiti i complimenti. Il liberale Guy Verhofstadt ha riconosciuto «gli enormi sacrifici dei greci, ma - ha aggiunto - la classe politica greca non ne ha fatti». Più duro di tutti il tedesco Manfred Weber, presidente del Partito Popolare: «Come spiegherà ai bulgari che non potete accettare ulteriori economie, quando il loro salario è cinque volte inferiore al vostro? Spero che ritrovi presto la ragione e che presenti un programma» E Tsipras: «Vogliamo un programma sostenibile proprio per poter rimborsare». E poi l'affondo: «Il momento più forte di solidarietà nella storia europea, signor Weber, c'è stato nel 1953, quando i popoli europei hanno cancellato il 60% del debito tedesco».