RENZI

Manovra da 36 miliardi, meno tasse e tfr in busta paga

Giovedì 16 Ottobre 2014
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Una manovra da 36 miliardi di euro, studiata per abbassare le tasse. Parte da qui la legge di stabilità 2015, approvata dal governo.

Il premier Matteo Renzi annuncia un calo delle imposte di 18 miliardi per famiglie e imprese. Attenzione alla crescita con un'operazione di 6,5 miliardi sull'Irap. Su base volontaria il tfr in busta paga. Fra le entrate, 3,8 miliardi da lotta all'evasione. Dai tagli alla spesa arriveranno 15 miliardi.

«Abbassare le tasse, come tagliare gli sprechi, non è di destra nè di sinistra: in Italia è semplicemente giusto», ha scritto oggi il premier su twitter.

«O da questa vicenda si esce tutti insieme o la crisi non avrà vincitori», ha detto poi il presidente del consiglio intervenendo stamani a Milano all'Asia Europe Business Forum. In Europa, con il cambio imminente della Commissione, «i nuovi vertici non dovranno essere semplicemente dei nuovi nomi ma dovranno interpretare una fase nuova», ha aggiunto Renzi. «Faremo di tutto perché il nostro paese sia sempre più attrattivo per investimenti; alla guida del semestre europeo cercheremo di parlare un po' più di crescita, investimenti e futuro. Il futuro ci appartiene e non lo cederemo per nessun motivo», ha proseguito il premier.

Una manovra espansiva dunque studiata con l'obiettivo preciso di abbassare le tasse, arrivate ad un livello che, secondo la definizione di Renzi, è ormai «pazzesco». La legge di stabilità 2015, nelle intenzioni del governo, vuole far ripartire l'economia italiana, abbattuta da 3 anni di mancata crescita, rilanciare l'occupazione e risollevare famiglie e imprese con un taglio, drastico, della pressione fiscale.

Gli 80 euro del dl Irpef sono stati solo un antipasto. Nel 2015, parole di Renzi, arriverà «la più grande riduzione di tasse mai fatta da un governo nella storia della Repubblica». Se quest'anno ci si è concentrati più che altro sulle famiglie per rilanciare i consumi, l'anno prossimo è anche sul lato investimenti, la seconda essenziale gamba della crescita, che si porrà tutta l'attenzione possibile.

Al centro ci saranno le aziende e quindi l'Irap. La strada scelta è quella della decontribuzione della componente lavoro, con un impatto di cassa di 5 miliardi, che di traduce però in un ulteriore sconto a regime negli anni successivi che porta il totale dell'operazione a 6,5 miliardi. Le imprese potranno inoltre contare su agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato per quasi 2 miliardi di euro e su un nuovo credito d'imposta per ricerca e sviluppo.

I lavoratori si vedranno confermato il bonus da 80 euro con minori entrate per lo Stato di 9,5 miliardi e le famiglie potranno contare su 500 milioni di euro di detrazioni. Quasi un milione di partire Iva sotto i 15.000 euro, «anziché spendere centinaia di euro di commercialista o decine di euro per altre spese», potranno inoltre utilizzare un regime forfettario, con un alleggerimento di 800 milioni di euro.

Una fetta da quasi 7 miliardi servirà per rifinanziare le cosiddette spese indifferibili (missioni di pace, 5 per mille, autostraporto ecc...) e 3 miliardi saranno necessari, come previsto, per evitare il taglio delle detrazioni lasciato in eredità dal governo Letta.

L'operazione Tfr si farà. La norma che consente di mettere il busta paga il Tfr che si matura nel corso dell'anno scatterà per le retribuzioni dal primo marzo 2015 al 30 giugno 2018. Esclusi dalla possibilità i lavoratori pubblici, i lavoratori domestici e quelli del settore agricolo. Bisogna lavorare da almeno 6 mesi.

Aumentano però le tasse sulla rivalutazione del tfr e sui fondi pensione. Passa dall'11 al 20% la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione «dal periodo d'imposta 2015». Sui redditi derivanti dalle rivalutazioni dei fondi per il trattamento di fine rapporto la tassazione passa dall'11 al 17%.

Saranno stabilizzati poi i precari della scuola. Un'altra voce monstre è però quella che il governo si è lasciato nelle cosiddette «riserve»: 3,4 miliardi su cui Renzi e il ministro Padoan non si sono sbilanciati ma che potrebbero essere usati «anche per il consolidamento» del rientro dell'indebitamento. Anche perché da Bruxelles hanno fatto sapere che ricalcoleranno, in base alle nuove stime, lo «sforzo» che l'Italia dovrà fare per il 2015. In pratica per il percorso di risanamento dei conti pubblici, che l'Italia sta cercando di «ritrattare», abbassando il più possibile gli obiettivi da raggiungere in termini di saldo strutturale di bilancio. Roma rispetterà il parametro del 3%, ha ribadito ancora una volta il premier, ma sul resto chiederà di avvalersi delle «circostanze eccezionali: riforme strutturali e situazione economica», tali da derogare al fiscal compact.

Fin qui la manovra in «uscita». Per le entrate il governo punta, come già segnalato nell'aggiornamento del Def, su 11 miliardi di deficit e su una fetta ancora più consistente di spending review. I tagli non saranno quelli ipotizzati da Cottarelli, ma addirittura superiori, puntualizza quasi piccato Renzi: 2,5 miliardi sono quelli già contabilizzati nel dl Irpef, 6,1 arriveranno dai risparmi dello Stato (compresi i ministeri), 4 dalle Regioni, 1,2 dai Comuni (che potranno però contare su un sostanzialmente equivalente allentamento del patto di stabilità) e 1 dalle Province.

La carta nella manica del governo potrebbe essere però quella della lotta all'evasione fiscale. La previsione è di ricavarne 3,8 miliardi. La reverse charge Iva frutterà 900 milioni, ma a cambiare sarà innanzitutto il metodo, con controlli incrociati delle banche dati.

Un capitolo a parte, poi, sarà rappresentato da una maggiore tassazione sulle rendite finanziare: «un capitolo del riequilibrio rispetto alle tasse sul lavoro», spiega Renzi. Ma, in soldoni, le fondazioni pagheranno 450 milioni in più, altrettanto i fondi pensione e 300 milioni arriveranno dalle «rivalutazione» dei cespiti. In tutto 1,2 miliardi che sommati ai tagli già fatti arrivano 3,6 miliardi.

Ultimo aggiornamento: 15:57

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