Il costo/ Per il Paese un conto
superiore al miliardo
L'anteprima sul Messaggero Digital

Mercoledì 15 Novembre 2017 di Michele Di Branco
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Una botta da 5-600 milioni, «ma se si considera anche il giro d’affari indiretto si supera sicuramente il miliardo». Non sarà l’Apocalisse evocata improvvidamente dal presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio prima della disfatta, ma se la stima dell’ex numero uno del Coni Franco Carraro è corretta, il flop della Nazionale è destinato a pesare sul Pil italiano, che pure è in ripresa.

Il Paese, tanto per cominciare, i mondiali in Tv senza gli azzurri non se li fila proprio. GFK Italia, ad esempio, registra che in coincidenza con Mondiali ed Europei i consumatori si mettono in fila nei negozi per acquistare schermi piatti di ultima generazione: così nel trimestre maggio-luglio degli anni pari, quelli in cui si disputa una competizione internazionale, le vendite salgono di 200 mila unità. E, secondo gli esperti di Confcommercio, si può tranquillamente ipotizzare che, a causa dell’esclusione dell’Italia, questo incremento dei consumi non ci sarà nel 2018. Considerato che i tifosi, in queste circostanze, fanno incetta di modelli da circa mille euro, il mancato introito vale circa 200 milioni. Certo, la maggior parte dei prodotti tecnologici sono di importazione ma un effetto negativo sulla crescita ci sarà.


LA CRESCITA DEL PIL
Lo stesso ragionamento può essere fatto per le spese che i nostri connazionali avrebbero effettuato per seguire la Nazionale in Russia. Quelle spese sarebbero state contabilizzate come importazioni di servizi, ma gli operatori turistici di casa nostra che organizzano i viaggi perdono i tradizionali 10 mila tifosi che si mettono in viaggio sognando la Coppa del Mondo. Più difficile valutare l’impatto sulla ristorazione (per chi vede la partita in compagnia e consuma o chi organizza gruppi d’ascolto per seguire il match). «Sul piano macroeconomico – ragiona il capo economista di Confcommercio, Mariano Bella, – il mancato Mondiale potrebbe avere effetti rilevanti soltanto se modificasse il profilo della fiducia di una quota consistente dei cittadini: una conseguenza che non si può escludere. La mancata partecipazione dell’Italia – spiega Bella – toglie visibilità ai nostri marchi. Si tratta di una sordina temporanea a un pezzo rilevante di cultura, di economia, di identità italiana: e questo può contribuire a deprimere il mood collettivo».

Per dare un’idea dei danni, basti pensare che nel 1983 (dopo il trionfo in Spagna) il Pil passò all’1,4% rispetto al +0,7 del 1982. E nel 2007 (dopo il successo ai rigori contro la Francia a Berlino) la crescita fu dell’1,9%. Goldman Sachs, in un report recente, ha ricordato come nel luglio del 1982, e in quello del 2006 Piazza Affari ha garantito ritorni del 3% mese su mese.

Secondo la banca d’affari Usa, il buon andamento della nazionale tende storicamente a ridurre lo spread tra Btp e Bund tagliando il prezzo degli interessi sul debito (65 miliardi nel 2016, quando l’Italia fu eliminata ai quarti di finale dalle Germania agli Europei). Ancora: la vittoria degli azzurri in Germania nel 2006 ha regalato al Pil, secondo i calcoli di Coldiretti, un +1%: circa 15 miliardi. La nazionale che resta a casa è un pessimo affare anche per le agenzie di scommesse: agli Europei 2016 su 43 milioni, ben 14 sono stati puntati su partite dell’Italia. E se gli scommettitori rinunciano, piange anche l’Erario. Ultimo aggiornamento: 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA