Tecnologia, Irene Finocchi della Luiss: «Più digitale nel futuro delle ragazze, borse di studio per incoraggiarle»

Tecnologia, Irene Finocchi della Luiss: «Più digitale nel futuro delle ragazze, borse di studio per incoraggiarle»
di Maria Lombardi
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Sabato 17 Aprile 2021, 12:44

Il futuro? Sognatelo come vi pare, ma intanto imparate a calcolarlo. Perché sarà sempre più una questione di algoritmi riuscire a farsi largo nel mondo post-Covid. E le ragazze non hanno più tempo da perdere. Ancora troppo poche le laureate nelle materie Stem, acronimo ormai popolarissimo che sta per Science, Technology, Engineering and Mathematics. In Italia solo il 18% delle ragazze sceglie questo percorso, un trend in linea con la media europea e mondiale. E dire che fino a 11 anni bambine e ragazzine mostrano passione per le materie scientifiche, e prendono ottimi voti: il 39,1% ha in pagella dal 9 in su, contro il 29,8% dei ragazzi. Poi succede qualcosa, a 17 anni - quando si avvicina il momento della scelta universitaria - l'amore si spegne e si indirizzano ad altro, come rivela la ricerca European Girls in Stem. Un peccato, perché le poche iscritte a questi corsi si laureano in media con voti più alti (103,7 contro il 101,9 degli uomini) e in tempo.
Invertire la rotta è d'obbligo, così come far presto. L'università Luiss va in aiuto alle ragazze interessate a correre in questa direzione. Con il progetto #donneSTEM (e grazie al supporto dei principali gruppi aziendali italiani dei settori energetici, dei servizi, delle telecomunicazioni) finanzia gli studi di giovani che vogliono intraprendere percorsi di carriera in ambito management e IT (tecnologia dell'informazione).
I TEST
A luglio arriveranno i primi laureati del corso triennale Management and Computer Science, diretto dalla professoressa Irene Finocchi, docente di Algorithms e Introduction to computer programming. E da quest'anno parte il corso di laurea magistrale in Data Science & Management. C'è tempo fino al 29 aprile per iscriversi al test di ingresso dei corsi di laurea triennale e candidarsi per le borse di studio per l'anno accademico 2021-22: 9 in tutto quelle riservate alle ragazze, cinque per la triennale a 4 per la magistrale.

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STEM
Stereotipi, pregiudizi, l'idea mai superata che le bambine siano più brave nella lettura che nei calcoli, nonostante gli studi dei neuroscienziati smentiscano. Ma anche questione di modelli a cui fare riferimento - pochi - se le ragazze si tengono alla larga da queste carriere. Far conoscere la storia di chi ce l'ha fatta e ispirare le più giovani: questo il senso dell'evento online Gendering ICT, organizzato dalla Luiss il 27 aprile. Due informatiche, Diletta Milana Data scientist di Eni e Danielle Van Dyke, Site Reliability Lead di Loon, racconteranno agli studenti il loro percorso.
«Le studentesse del corso triennale in Management and Computer Science sono circa il 30%», spiega la direttrice Irene Finocchi. «Una percentuale non troppo bassa. In ambito digitale tradizionalmente la presenza femminile è decisamente inferiore. Negli Usa addirittura le matricole in informatica e tecnologia sono sensibilmente diminuite dal 1995 in poi. Aver mescolato nel nostro corso le due competenze, management e informatica, ha reso possibile attrarre più studentesse. La doppia anima del corso, che non è percepito come esclusivamente tecnico, potrebbe essere sfruttata per conquistare l'interesse di sempre più ragazze».
Anche la Commissione Ue nel piano per l'università del post-pandemia ha raccomandato di pensare alle giovani e attrarle allo studio di materie Stem. Vanno in questo senso le borse di studio e le tante iniziative per coinvolgere le studentesse sin dalle scuole medie.
MODELLI
«Bisogna spiegare alle ragazze quante opportunità si aprono con una laurea Stem - aggiunge la professoressa Finocchi - e come la trasformazione digitale offra grandi occasioni di occupazione e leadership. Fondamentale è anche presentare role model, esperienze positive di persone che hanno avuto successo per dare sicurezza e confidenza alle ragazze che potrebbero ancora essere influenzate da cliché culturali e sentirsi demotivate».
 

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