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Le imprenditrici testimonial al Quirinale: «Donne senza limiti per battere la crisi»

Le imprenditrici testimonial al Quirinale: «Donne senza limiti per battere la crisi»
di Maria Lombardi
4 Minuti di Lettura
Sabato 17 Settembre 2022, 13:49

«Ok, dai proviamoci». Anche se siamo in piena pandemia, le palestre sono chiuse, gli eventi fermi e le gare rinviate a chissà quando. Anche se peggio di così non si può, coraggio proviamoci. E c'è voluta tutta la forza di chi si allena a volteggiare intorno a una pertica, l'agilità delle acrobati, il coraggio di chi è abituato a sfidare il vuoto per lanciarsi nell'impresa: un brand di abbigliamento tecnico e sportivo. 29 ottobre 2020, l'Italia sta per fermarsi di nuovo perché il Covid torna a far paura, e Giada Dalle Vedove e Fabrizia Grassi, 32 anni, appassionate di pole dance, partono con la loro società.


«Non a caso la nostra filosofia è sportswear for limitless women. Donne forti e senza limiti, consapevoli che con il sacrificio, allenamento e il duro lavoro hanno il potere di raggiungere qualsiasi obiettivo». Giada e Fabrizia, tra le imprenditrici under 35 che ce l'hanno fatta a imporsi nel bel mezzo di una crisi e superare ostacoli senza precedenti. Ed eccole al Quirinale, lo scorso 8 marzo, testimonial della festa delle donne, il sorriso nascosto dalla mascherine e i fiori ricevuti dal presidente Mattarella.
Un bel traguardo per Giada, la veronese, e Fabrizia, la napoletana.
«È stata un'emozione incredibile. Nessuna delle due ha particolare dimestichezza nel parlare in pubblico, si può immaginare l'ansia da prestazione di quel giorno e di quelli precedenti. È stato un onore per noi rappresentare le donne in un'occasione così simbolica e poter raccontare in parte la nostra esperienza. Ci siamo presentate così: siamo molto diverse, una creativa e visionaria, l'altra pragmatica e organizzata. Una riflessiva, l'altra impulsiva. Una del Sud, l'altra del Nord».


E come sono divisi i ruoli nella società?
«Giada è pragmatica e operativa, si occupa della parte commerciale e gestionale. Fabrizia, la creativa, è la designer del brand. Sicuramente ci compensiamo, dove c'è bisogno di calmare interviene Fabrizia, lì dove invece c'è bisogno di pressing per concretizzare al meglio le cose c'è Giada. Ma da quando abbiamo scelto di lavorare insieme siamo una squadra».
Che messaggio avete voluto trasmettere durante l'evento al Colle?
«Nel nostro discorso il tema centrale era legato al pregiudizio. Il messaggio che abbiamo cercato di portare è un messaggio di uguaglianza che secondo noi è data dalla conoscenza. Il mondo è pieno di sfumature e dobbiamo darci la possibilità di accettarle, di capire anziché giudicare. Il pregiudizio separa le persone, scatena guerre, scontri e distanze sociali. È sinonimo di ignoranza, intesa nel senso di ignorare, non sapere. Solo la curiosità verso la conoscenza di qualcosa o di qualcuno, ci consente di sviluppare quella giusta elasticità che crea empatia».
Come è nata la vostra idea?
«Ci siamo conosciute 10 anni fa allo Ied di Roma, dove entrambe studiavamo: Giada marketing e comunicazione, Fabrizia Fashion-Design. Le strade si sono poi divise, Giada è tornata a Verona per gestire come responsabile tecnico l'azienda di famiglia nel settore dell'ecologia, mentre Fabrizia ha continuato il suo percorso sia formativo che lavorativo a Milano. Le discipline aeree ci hanno ricongiunte, entrambe le praticavamo ed avevamo la stessa esigenza di indossare un abbigliamento tecnico e performante. E da li è nato Invertika».
Che difficoltà avete incontrato a lanciare un brand sportivo con le palestre chiuse e le attività ferme?
«Avevamo iniziato precedentemente a strutturare la nostra idea. Quando tutto era già definito è scoppiata la pandemia con il primo lockdown. Per il nostro settore, come tutti d'altronde, era un momento difficile, tutto fermo. Così abbiamo deciso di investire le nostre energie sull'online. Abbiamo puntato sulla creazione di una community attraverso i nostri profili social con eventi, allenamenti e talk gratuiti. A quel punto, toccato con mano il potenziale dietro la nostra idea, abbiamo deciso di crederci aprendo la nostra società a fine ottobre 2020, nonostante il futuro economico iniziava a diventare davvero incerto. Abbiamo aperto marketplaces e ci siamo concentrate sui social».
Quanto è complicato lavorare insieme vivendo in due città diverse?
«Oltre settecento km sono tanti, e le difficoltà sono molteplici. È anche vero che le tecnologie moderne non lo rendono impossibile. Ci sentiamo circa 20 volte al giorno, sia per riunioni con il team che per problemi di ordinaria amministrazione. Più volte in un mese ci incontriamo tra nord e sud, non solo Napoli o Verona ma anche per i vari incontri con fornitori e collaboratori».
Il vostro brand è per donne senza limiti. Cosa intendete?
«Cerchiamo di trasmettere tutti i valori sani tipici dello sport con particolare riferimento alle donne. Vogliamo invertire, come dice il nome del brand, stravolgere gli stereotipi e capovolgere le prospettive. Ci rivolgiamo a donne che amano distinguersi, spingersi oltre, guardando il mondo da prospettive sempre nuove. D'altronde come lo sport ci insegna i limiti esistono ma esistono per essere superati».
Maria Lombardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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