Lavoro, il 44% delle donne insoddisfatte: poche opportunità di carriera

Mercoledì 7 Aprile 2021
Lavoro, il 44% delle donne insoddisfatte: poche opportunità di carriera

Oltre il 40% delle donne insoddisfatte del lavoro. Più degli uomini. In particolare il 41% delle lavoratrici si dice scontenta del compenso, rispetto al 28% degli uomini. Percentuale che sale al 44% se si parla di carriera e opportunità, contro il 35% degli uomini.

Sono i risultati di una ricerca dell'associazione "Ricerca Felicità". «I dati raccolti non hanno la pretesa di voler fornire delle risposte, si tratta di un punto di partenza su cui noi tutti siamo chiamati a riflettere. Il nostro obiettivo è quello di captare i segnali provenienti dal mondo del lavoro, affinché si possano trovare degli strumenti utili per il raggiungimento di un benessere collettivo. Non sappiamo con assoluta certezza perché il 41% delle donne non siano soddisfatte del proprio compenso e il 44% non siano appagate dalle proprie opportunità di sviluppo di carriera sul lavoro, ma supponiamo possa esistere nella donna un certo grado di difficoltà nell’esprimere il proprio disagio in ambito lavorativo, e in questa ricerca penso abbiano voluto farlo presente», osserva Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità.

 

Istat, a febbraio 945.000 occupati in meno in un anno. Disoccupazione al 10,2%: «Aumentano gli inattivi»

Wef, il Covid allontana la parità di altri 36 anni. L'Italia è al 63° posto, dietro Perù e Bolivia

Tra gli altri elementi indagati, come il rispetto e il riconoscimento dei propri meriti, le differenze dimostrano che il divario tra uomo e donna è minore. Infatti, alla domanda «mi trattano con rispetto, senza discriminazione» le donne che hanno risposto in modo negativo sono il 14%, mentre per gli uomini si tratta solo del 10%. E alla domanda «riconoscono sempre i miei meriti» le donne che hanno risposto in modo negativo risalgono al 31%, contro il 28% degli uomini.

Per quanto riguarda la dimensione di felicità in generale emerge che, quando uomini e donne sono stimolati a confrontarsi, si dichiarano un po’ più felici rispetto alle altre persone che conoscono. Complessivamente, il campione interrogato ritiene che gli altri li vedano più felici di quanto loro stessi non si sentano. Questa sensazione è più evidente per le donne rispetto agli uomini: la differenza fra chi dice di apparire agli altri molto felice (39% per le donne e 36% per gli uomini) rispetto a sentirsi veramente così (26% per le donne e 31% per gli uomini) è di circa 13 punti percentuali. «Questa discrepanza crediamo sia stata accentuata dalla pandemia, che sembra aver colpito più duramente le donne: alla dimensione dell’home working - non riusciamo a definirlo smart-working visto che è privo della componente “smart” e “agile” - si sono aggiunti i costanti impegni familiari, appesantendo i carichi di lavoro. Ciononostante, pensiamo che questa diversità tra uomini e donne emersa dai dati, possa essere appianata con una relazione generativa all’interno dell’azienda: assiduo ascolto attivo, per realizzare dei percorsi in cui non ci si senta giudicati, ma ci si possa esprimere liberamente, dichiarando i propri bisogni, mostrando i propri talenti e creando un rapporto autentico con i leader, con i colleghi e con l’ambiente che ci circonda», commenta Elga Corricelli co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità. La survey ha coinvolto 1.314 persone, suddivise tra lavoratori dipendenti (72,3%) e liberi professionisti (27,7%), suddivisi per sesso con una media ponderata di 42.3% di donne e il 57,7% di uomini, appartenenti alle 4 generazioni (Baby Boomers, Generazione X, Millennials, Generazione Z) in rappresentanza della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA