Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Leoni d'Arabia: il duello Hamilton-Verstappen s'infiamma nel deserto

Lewis Hamilton in Arabia Saudita
di Giorgio Ursicino
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Sabato 4 Dicembre 2021, 15:06 - Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 15:11

L’Arabia Saudita, la nuova Mecca del Motorsport. In meno di due mesi il regno del deserto, adagiato su un mare di oro nero, ospiterà un filotto di gare mai disputate così ravvicinate nello stesso paese. Questo weekend fa il suo esordio la F1. Poi, il primo dell’anno, scatterà la Dakar che terminerà solo pochi giorni prima della prima gara del Mondiale di Formula E arrivata alla stagione “otto”. Le monoposto più veloci del pianeta ieri hanno sfilato nel lungomare vicino a Jeddah dove Hermann Tilke, ex pilota ed architetto della F1 moderna ha disegnato un altro capolavoro, un circuito completamente diverso da quelli, numerosi, che aveva realizzato finora. Un “cittadino” anomalo, molto più veloce di Baku, che in qualifica dovrebbe consentire di sfiorare la media di Monza, il tempio della velocità. Ora si può dire, i sauditi sono stati proprio bravi.

Certo i petrodollari aiutano, ma non è mai facile correre contro il tempo e consegnare al Campionato più combattuto di tutti i tempi un ring adeguato dove ospitare lo spettacolo. Liscio come un biliardo, asfalto che sembra già stagionato anche se è steso solo da pochi giorni ed anche sicuro. A confermarlo c’è il crash di Charles il predestinato che ha incollato la sua Ferrari addosso alle barriere, vicino alla linea ideale, ma protette da ben tre file distanziate delle protezioni di ultima generazione. I riflettori, chiaramente, sono tutti per quei due, Lewis e Max, il giovane e il “vecchio”, il passato ed il futuro. Un passato che però non è ancora finito di scrivere anche se ha già accompagnato il Re Nero nella leggenda. La sfida è al cardiopalma, non ha favoriti.

I due fenomeni sono quasi alla pari e si giocheranno tutto negli ultimi due round, chi sta davanti vince tutto. In realtà, Verstappen un po’ di vantaggio lo può vantare, otto sonanti punti e un numero maggiore di vittorie dovessero finire alla pari. Hamilton, però, forse non invertirebbe la situazione. È lui che viene da un onda positiva, ha dominato le ultime due gare, ha un motore termico molto più nuovo (e potente) e una monoposto che sembra più in palla, specialmente nei tracciati veloci come quello del Mar Rosso. Insomma, l’arma ideale per sparare due colpi secchi. In più c’è l’esperienza e le freddezza di un sette volte campione del mondo che quando il gioco si fa duro si trova sempre a suo agio. Ieri le due sessioni di prove libere hanno detto poco come sempre.

Ormai conta niente non solo il venerdì, ma anche il sabato, perché tutto è finalizzato per andare forte la domenica quando vengono assegnati i punti. Hamilton è stato il più rapido in entrambe le prove ed anche nella simulazione di gara del long run. Non ha però certamente spinto e l’olandese è ad un tiro di scoppio anche se preceduto pure da Bottas. Il ruolo delle seconde guide sarà fondamentale, non solo per il campionato Costruttori, ma anche per quello Piloti dove possono entrare nelle complesse strategie che potrebbero decidere la gara. L’ago della bilancia potrebbe essere, ancora una volta, il propulsore perché la Mercedes ha sparigliato le carte in Brasile e la Honda non è andata in marcatura.

Il team tedesco ha un V6 che a San Paolo si è dimostrato potentissimo perché può usare le mappature spinte per fare solo tre gare. I giapponesi, invece, si ritrovano un termico che ad Abu Dhabi potrebbe avere 8 gran premi sul groppone. Per quanto l’affidabilità sia molto migliorata servirà coraggio per “stirare” un cuore che ha percorso oltre tremila chilometri. E Max potrebbe trovarsi in una situazione delicata proprio nell’ultima gara di Yas Marina.

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