Tor Vergata, il seminario di formazione “Food, Wine & Co.” a Mercato Mediterraneo: quando il cibo diventa una marca

Mercoledì 20 Novembre 2019 di Gaia Cavalluzzo
Tor Vergata, il seminario di formazione “Food, Wine & Co.” a Mercato Mediterraneo: quando il cibo diventa una marca
Di nuovo grande attenzione per “Food, Wine & Co.”, giunto all'ottava edizione. Tre giornate di lavori presso la Fiera di Roma dedicate al tema del “Food brand: quando il cibo diventa marca”, tra incontri, show-cooking e degustazioni. La kermesse, suddivisa in 6 Master Class e una Tavola Rotonda Internazionale ha rappresentato un’occasione unica per analizzare quanto il concetto di esperienzialità si unisce a oggi a quello del cibo, del vino, della birra e della gastronomia del made in Italy.

Si tratta del seminario di Formazione organizzato dal Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media dell’Università di Roma “Tor Vergata”, di cui Il Messaggero è partner.

«Quest’anno il focus di Food, Wine & Co. è la marca – ha affermato il curatore dell’evento, la professoressa Simonetta Pattuglia della facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata – È infatti sempre più interessante approfondire quali siano gli strumenti del marketing e della comunicazione adatti a far uscire il cibo dalla mera funzione materiale di prodotto commodity e farlo diventare un brand denso di valori e portatore anche di una visione come di uno stile di vita. Il cibo ha abbandonato nelle nostre società la funzione puramente fisiologica per entrare in una dimensione più sostenibile e nel contempo più esperienziale».

Nel corso delle Master Class sono intervenuti oltre quaranta relatori, tanti sono stati gli spunti di riflessione. Ampio respiro al tema della sostenibilità e grande attenzione ai luoghi, ai prodotti, alle innovazioni, alle imprese e ai nuovi trends.

La Tavola Rotonda Internazionale “Food Brand: l’Italia, il Mediterraneo, il Mondo” è stata un’opportunità per approfondire le strategie di valorizzazione del settore agroalimentare, vero ambasciatore del made in Italy, con ospiti nazionali e internazionali, tra cui il direttore comunicazione di Ferrero, Raoul Romoli Venturi, Paola Cambria, direttore della comunicazione di Cia-Agricoltori Italiani, Ermanno Russo responsabile Customer Service Trenitalia, Alexandra Devarenne Ceo di Extra Virgin Alliance, la responsabile Prodotto Al.Ma Media Claudia Guadagni, Anna Flavia Pascarelli, Dirigente Ufficio Agroalimentare di Ice Agenzia e Pietro Ciccotti, editore Excellence Magazine.


Da sinistra Ermanno Russo, Responsabile Custormer Service Regionale Trenitalia; Paola Cambria, Direttore Comunicazione CIA - Agricoltori Italiani; Raoul Romoli Venturi, Direttore Comunicazione e Pubbliche Relazioni Ferrero; Simonetta Pattuglia, Direttore Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media - curatore di Food Wine & Co.;  Alexandra Devarenne Co-founder e CEO Extra Virgin Aliiance; Claudia Guadagni, Responsabile Prodotto Marco Polo e Alice, Al.Ma Media srl; Anna Flavia Pascarelli, Dirigente Ufficio Agroalimentare e Vini, Ice Agenzia;  Mirko Scaramella, Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media e food blogger



Nell’ambito della Tavola Rotonda è stata presentata anche la ricerca “PMI italiane e Web Marketing: una ricerca sul settore oleario” a cura di Simonetta Pattuglia, Direttore Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media – Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, e Mirko Scaramella, Food blogger, thedeliverdish.

Lo scopo della ricerca, realizzata in collaborazione con Slow Food Italia, è stato quello di analizzare quanto le piccole e medie imprese italiane, in particolar modo del settore oleario, siano consapevoli e utilizzino la comunicazione digitale per posizionarsi sul proprio mercato.


L'ultimo a destra è Pietro Ciccotti, editore Excellence Magazine


Alla ricerca, effettuata tramite la somministrazione di un questionario online, hanno risposto circa 225 aziende afferenti a Slow Food Italia, il 41% del campione. I risultati emersi hanno rilevato come l'87% delle imprese considera fondamentale l’investimento in comunicazione. Il dato allarmante che è emerso però, dato poi il campione delle aziende ristretto a 174 viste le domande più ficcanti, è l’attività “home made”: spesso infatti, per circa il 70% delle risposte, è il proprietario dell’azienda ad occuparsi delle attività di marketing digitale. Solo il 7% delle aziende ha al proprio interno risorse dedicate a questo tipo di attività.

Le conclusioni della ricerca sottolineano l’importanza di effettuare un lavoro di sensibilizzazione verso le Pmi del settore oleario per approfondire le potenzialità offerte dal marketing digitale, sia per la comunicazione sia per la vendita. Ultimo aggiornamento: 20:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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