Impiegata di banca seviziata da un folle, si cerca un cinquantenne trasandato: per ora ricerche a vuoto

Impiegata di banca seviziata da un folle, si cerca un cinquantenne trasandato: per ora ricerche a vuoto
di Patrizia Pennella
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Venerdì 30 Luglio 2021, 09:07

E' un lavoro lungo e complicato quello che i Carabinieri stanno facendo per arrivare all'identificazione dell'uomo che, l'altra mattina, ha sequestrato e seviziato un'impiegata di banca nell'atrio di un'abitazione del quartier Ranalli, a Montesilvano. Il giorno dopo è quello delle indagini e delle riflessioni: la necessità è quella di mettere insieme i pezzi, non molti per la verità, di un mosaico complesso, proprio per la mancanza di indizi.

Nella giornata di ieri sono state ascoltate tutte le persone residenti nel palazzo, si tratta di una quindicina di famiglie, e nei condomini vicini per verificare se, anche nei giorni scorsi, qualcuno abbia notato una presenza sospetta riconducibile alla descrizione che è stata fatta dell'aggressore. La donna non ha potuto fornire molte indicazioni: l'uomo infatti le è arrivato alle spalle e quando ha potuto vederlo si trovava già al buio, all'interno dello sgabuzzino. In più il volto era parzialmente coperto dalla mascherina e i capelli coperti da un cappello. Il quadro che le è rimasto impresso tuttavia è quello di un uomo di più di cinquant'anni, sicuramente non curato né nel fisico né nell'abbigliamento, piuttosto trasandato. Per questo e per alcuni atteggiamenti si è ipotizzato anche che si possa trattare di una persona con qualche problema.

La via maestra, di fronte alle esili testimonianze dirette, è quella del controllo delle telecamere di videosorveglianza presenti sugli stabili e lungo le strade limitrofe all'edificio in cui abita la donna, che potrebbero aver ripreso il passaggio dell'aggressore nelle prime ore del mattino, se non addirittura durante la notte, o anche un eventuale appostamento nei giorni precedenti. Ci vuole però tempo per visionare le immagini raccolte dalle telecamere mentre i Carabinieri vorrebbero riuscire a stringere in tempi brevi il cerchio intorno all'aggressore.

La vittima avrà ora bisogno di tempo per superare lo choc subito: "Ho pensato di morire" ha detto più volte ai Carabinieri con i quali ha cercato di ricostruire quella drammatica mezz'ora chiusa nello stanzino, con l'uomo che le tagliava ciocche di capelli e la pungeva con l'ago di una siringa. Gli investigatori la descrivono comunque come una donna molto forte, che dopo un momento difficile è riuscita a riorganizzare i pensieri e a mettere insieme anche i ricordi più traumatici per riuscire a fornire elementi a sostegno delle indagini.

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