Valanghe, evacuati 11 residenti in un paese: neonato salvato con il verricello

Valanghe, evacuati 11 residenti in un paese: neonato salvato con il verricello
di Teodora Poeta
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 08:21 - Ultimo aggiornamento: 08:45

Persiste l'allerta valanghe in montagna il cui grado di pericolo, secondo l'ultimo bollettino ufficiale di ieri, potrebbe salire da marcato 3 a forte 4. Domenica notte due slavine hanno isolato Valle Castellana e costretto il sindaco Camillo D'Angelo a firmare un'ordinanza di evacuazione per 25 residenti. Già ieri mattina, comunque, una diramazione della strada provinciale 49 era stata riaperta, mentre continua ad essere chiusa la Sp 52. Il sole di ieri, insomma, potrebbe essere stata solo una breve tregua prima che il maltempo imperversi di nuovo. Il vero pericolo in questo momento, però, «sono le valanghe di media dimensione spontanee a lastroni di superficie di neve asciutta», come spiegano gli esperti.

Intanto dei 25 residenti delle frazioni di Valle Castellana rimasti isolati a causa delle due slavine solo 11 hanno scelto di lasciare le abitazioni, soccorsi dai vigili del fuoco che, in elicottero, si sono calati con il verricello per raggiungere gli abitanti e poi portarli a Teramo. Tra di loro ci sono tre bambini, di cui un neonato, ed un anziano ultra ottantenne. «Io e mia moglie siamo rimasti qui perché abbiamo gli animali dice al telefono il titolare della fattoria didattica Monte tignoso di Macchia da Sole - Non possiamo lasciarli».

Ieri, dopo essere riuscito da solo a farsi strada tra la neve, è andato a controllare come stavano. «Nel 2017 i miei animali morirono tutti perché un'altra slavina distrutte le baracche racconta - Io in quel periodo mi stavo curando in ospedale e mia moglie stava da sola a casa. Fu portata via dai vigili del fuoco». Era l'anno che tutti ricordano per la tragedia di Rigopiano, ma anche Valle Castellana rimase isolata sotto tre metri di neve. Alcuni residenti di Macchia da Sole, Macchia da Borea, Piano Maggiore e Leofara adesso vorrebbero già tornare nelle loro case, ma la paura maggiore che hanno è che, in caso di maltempo, possa andare via la luce. «In montagna ormai molti hanno i camini che sono collegati all'impianto di riscaldamento e se dovesse mancare la luce si bloccherebbe tutto spiega Italo De Remigis - Se non fosse per il timore di restare isolati per un possibile black out elettrico, ce ne torneremmo tutti nelle nostre case. In fin dei conti cos'è cambiato? Sono anni che continuano a scendere le slavine appena nevica, ma nessuno interviene».


Un'amara verità che mette a nudo la situazione in cui vive chi ha scelto di restare in luoghi difficili come la montagna. «Noi adesso ci salviamo solo se il nostro sindaco riesce ad essere nominato presidente della Provincia, aggiunge De Remigis.

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