Frode fiscale con società cinesi, indagato commercialista dell'Aquila

Frode fiscale con società cinesi, indagato commercialista dell'Aquila
di Marcello Ianni
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Domenica 28 Giugno 2020, 11:31

Una frode fiscale stimata in svariati milioni di euro, attraverso cartiere intestate a cittadini di nazionalità cinese. C’è anche un commercialista dell’Aquila, T.S., nella presunta mega evasione allo Stato scoperta dalle Fiamme gialle di Faenza con il coordinamento della Procura della Repubblica di Ravenna. L’attività operativa ha fatto luce su un vasto sistema fraudolento di evasione delle imposte realizzato da una serie di imprese operanti nel settore del confezionamento e del commercio di capi di abbigliamento intestate a cittadini cinesi, ma di fatto gestite direttamente da un imprenditore di Faenza (finito in carcere) con il fattivo supporto del consulente aquilano finito agli arresti domiciliari. Ad entrambi e ai loro famigliari che si sarebbero prestati nell’attività di riciclaggio delle somme illegalmente introitate sono stati sequestrati beni mobili e immobili per 2 milioni di euro.

Al commercialista aquilano è stata anche inflitta l’interdizione all’attività professionale per la durata di un anno. L’indagine era stata avviata circa tre anni fa, a seguito di una verifica fiscale eseguita dai finanzieri di Faenza nei confronti di un’azienda esercente l’attività di commercio all’ingrosso di abbigliamento, la quale non aveva mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi. Le attività ispettive hanno ben presto consentito di appurare che tale azienda era una vera e propria scatola vuota, del tutto priva di reale consistenza economica ed aziendale, ed era stata utilizzata per emettere fatture relative ad operazioni inesistenti nei confronti di un “arcipelago” di società formalmente intestate a proprietari di origine cinese, ma tutte facenti capo al medesimo imprenditore faentino.

Gli approfondimenti della Guardia di Finanza hanno permesso di accertare che le società utilizzate per l’ingente frode fiscale, quantificata in circa 1,7 milioni di euro, operavano per un breve periodo di tempo, per poi venire repentinamente cessate e sostituite da nuove imprese, sempre intestate a cittadini cinesi e costituite ad hoc per perpetuare lo schema illecito, che prevedeva la sistematica evasione delle imposte e, in taluni casi, anche l’occultamento delle scritture contabili al fine di rendere più difficoltosa la ricostruzione dell’attività fraudolenta.

 

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