«Noi, infermieri in prima linea. Sudore e lacrime sotto le mascherine»

«Noi, infermieri in prima linea. Sudore e lacrime sotto le mascherine»
di Alessandro Ricci
4 Minuti di Lettura
Giovedì 2 Aprile 2020, 09:10

Ore e ore con addosso la tuta che copre tutto, fino al cappuccio che stringe fino alla fonte. I gambali, i guanti e la mascherina, che a fine turno lascia i segni sul volto, vesciche, cicatrici. E la visiera che se si appanna - per il sudore, per il respiro sì ma anche per le lacrime, perché arrivano - non si può togliere. Non ci si può pulire il naso, ci si ferma un attimo per aspettare che il vapore vada via, è l’unico modo. E gesti precisi e responsabili, per sé e per gli altri, che implicano uscire di casa molto prima rispetto al solito, per avere il tempo utile di indossare le protezioni e quindi rientrare più tardi: il momento in cui si toglie la tuta è il più rischioso, non si lascia nulla al caso.

Non sono turni normali, quelli di chi nell’ospedale civile di Pescara è impegnato a fronteggiare l’emergenza Coronavirus, fin dai primi giorni. Sette ore dura il turno di mattina e di pomeriggio. Senza soste. E dieci quello di notte. Sempre senza poter bere, mangiare, asciugarsi il sudore, men che meno fermarsi per i bisogni. Perché la tuta è monouso, togliendola se ne dovrebbe indossare un’altra e non si può. Anche perché scarseggiano, così si allungano i turni: una persona, una tuta, per risparmiare. E l’assistenza ai ricoverati per Covid19 non è un’assistenza normale: si salvano vite, c’è la ventilazione assistita, la pronosupinazione, posizione necessaria per questi pazienti. E dai primi giorni di lavoro nessuno si è tirato indietro, nessuno si è sottratto, nessun certificato medico arrivato per giustificare un’assenza.

«E’ una mole di lavoro immensa - commenta Irene Rosini, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Pescara e coordinatrice infermieristica del reparto di Terapia intensiva e rianimazione del civile -. Devo ringraziare tutto il personale, splendido. Tutti gli infermieri impegnati in prima linea, da chi lavora sul territorio a chi svolge il lavoro di front-office in ospedale. Il mio ringraziamento va a tutto il team che si sta adoperando in modo encomiabile, cancellando ferie, anzi c'è chi è rientrato per lavorare, cancellando risposi e riorganizzando la vita famigliare. E anche a tutte le colleghe e i colleghi che si adoperano per aiutarci. Non ultimi i medici e tutto il personale di supporto, a partire dagli operatori socio-sanitari».

Un team che va avanti insieme, non c’è altro modo. «Non mancano momenti difficilissimi - prosegue Irene Rosini -. Oltre quelli ai quali in un certo senso si è abituati, per la nostra professione. Fa male quando si è di fronte ad una persona che non ce la fa. E’ lì, senza i parenti, senza i suoi cari vicini». Aiuta la solidarietà della città, da chi fa donazioni per i dispositivi di protezione, a chi ha donato e dona i pasti, a chi acquista macchinari, fino a chi organizza raccolte di fondi. «All’inizio abbiamo sofferto per i dispositivi di protezione, nessuno immaginava questa esplosione. La situazione è più sotto controllo ora, ma non basta, non ci si può fermare. Più tute aiuterebbero il nostro lavoro, a gestire meglio i turni, ad avere più personale a disposizione. Quello abruzzese è un popolo generoso, siamo certi che la solidarietà andrà avanti in tutte le forme possibili» prosegue la responsabile dell’Ordine. Ed è un momento, questo, in cui guardare alla professione di infermiere con ancora più rispetto. Un lavoro, il loro, che questi giorni non può fermarsi e merita peraltro il giusto riconoscimento.

«Sicuramente occorre un impegno maggiore da parte delle istituzioni, che già stanno facendo, ma è poco. La fatica è tanta e le forze iniziano a scarseggiare - sottolinea Irene Rosini -. Vedo i colleghi al termine del turno, con i segni delle mascherine sul volto. Stando al primo bando della Regione per il reclutamento di altri infermieri, si prevedevano per loro 13 euro lorde l’ora. Uno schiaffo. La quota è stata innalzata, ma non raggiunge quella dei 35 euro l’ora del Veneto e 30 della Lombardia. Pensare che nel bando della Protezione civile si prevede un compenso di 200 euro al giorno per gli infermieri. Non è il momento delle polemiche, stiamo facendo tutto il possibile, i colleghi lavorano in modo encomiabile, danno tutto. Ma bisognerà ricordarsene, non per fare una questione di denaro ma per dare il giusto valore ad una professione. Se una professione è pagata poco vuol dire che vale poco. E questo non può essere detto degli infermieri, men che meno adesso». Un lavoro che si fa con il cuore in mano, questo, pronti a tutto. Come sta facendo, tra le tante storie, Francesco Marien, pilone del Pescara Rubgy, impegnato come infermiere all’ospedale di Pescara. “Questi giorni sto sostituendo un’infermiera che avendo esperienza in rianimazione, è stata richiamata lì, in prima linea contro il corona virus” racconta lo sportivo. “E’ insieme che si raggiunge la meta” recita il motto della locale squadra di rugby. Come stanno facendo in ospedale, uniti per salvare vite.

© RIPRODUZIONE RISERVATA