CORONAVIRUS

Coronavirus, quindici contagiati nel supercarcere di Sulmona. Ricoverato detenuto per mafia

Sabato 28 Novembre 2020 di Patrizio Iavarone
Coronavirus, quindici contagiati nel supercarcere di Sulmona. Ricoverato detenuto per mafia

Il timore più grande è ora quello che arriva da dietro le sbarre, quelle di via Lamaccio. Nel super carcere di Sulmona, infatti, la situazione rischia di esplodere, perché il virus, che nei giorni scorsi si era manifestato in modo blando su un detenuto con sintomi di anosmia, ha cominciato ad avere effetti più gravi su alcuni dei quindici casi già accertati. Ieri si è reso necessario il ricovero in ospedale, a Sulmona, per un sessantasettenne detenuto per associazione mafiosa, uno di quelli cioè dell’alta sicurezza: dispnea e una probabile polmonite bilaterale che ha costretto i sanitari a disporre l’immediato ricovero. Va da sé che non si tratta di un paziente comune e che alle misure sanitarie, già complicate da gestire nell’ospedale no Covid trasformato in Covid, si aggiungono tutte le problematiche legate alla sicurezza, tanto del paziente-detenuto che degli altri utenti del reparto Covid.

Il timore che l’emergenza possa aggravarsi in via Lamaccio c’è: finora sono emersi 15 casi positivi su 46 detenuti sottoposti a tampone e se la percentuale dovesse confermarsi anche per il resto dei circa quattrocento ospiti della struttura, la cui tamponatura a tappeto si è conclusa ieri, si tratterebbe di dover gestire circa 150 pazienti-detenuti. La direzione del carcere ha avanzato alcune proposte per la gestione di questa emergenza dietro le sbarre ed è in attesa che il Dipartimento centrale decida: possibilmente a breve, perché i primi risultati dei tamponi eseguiti sulla popolazione carceraria, avviati l’altro ieri, dovrebbero arrivare oggi. Oltre agli effetti della malattia, bisognerà gestire anche le reazioni di una platea di persone che vive in una condizione coatta e che, oggettivamente, non sembra avere grandi possibilità di distanziamento sociale e fisico. E se i contagi saranno tanti, non è escluso che bisognerà pensare anche a dei trasferimenti in altre strutture, con tutto quello che questo comporta anche per le forze di polizia penitenziaria. 

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