Minacciato al mare con un coltello, Ciro Immobile perdona l’aggressore

Ciro Immobile con il suo avvocato ieri in Tribunale a Chieti. Minacciato al mare con un coltello, Ciro Immobile perdona l aggressore
di Alfredo D'Alessandro
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Sabato 11 Dicembre 2021, 09:09 - Ultimo aggiornamento: 09:11

In un certo senso è come se avesse “perdonato” il giovane che, a luglio 2018 sulla spiaggia del Lido Bianco, a Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, lo minacciò con un coltello. Ciro Immobile, il capitano della Lazio e bandiera della Nazionale, davanti al giudice Nicoletta Mariotti, pm Alissa Miscione, ieri ha rimesso la querela nel processo, dove non si è costituito parte civile, che lo vede persona offesa. Il calciatore era con il suo avvocato Maurilio Prioreschi, assente Fabio Di Clemente, il 32enne imputato, tifoso del Pescara, assistito dall’avvocato Stefano Sassano, che quel giorno avrebbe minacciato di morte il calciatore, con un passato importante nel Pescara, dopo averlo apostrofato per la sua militanza nella Lazio.

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Immobile, rispondendo al pm, ha ricostruito cosa accadde quel pomeriggio. «Stavo con mia moglie e i miei figli, eravamo come tutte le famiglie al mare, ero circondato da tante persone che volevano l’autografo, c’erano molti bambini, famiglie, mi hanno riconosciuto, appena si sono allontanate un po’ di persone e si è creata l’occasione, Di Clemente si è avvicinato - ha ricordato Immobile -. Mi ha detto vieni a parlare in privato con me? Io gli ho detto non ti conosco, non ho niente da dirti, se mi devi dire qualcosa dimmela qua perché sto con la mia famiglia, non mi va di allontanarmi. Lui ha iniziato a inveire, a dirmi laziale di m.. sei cambiato. Poi si è allontanato perché l’amico l’ha portato via, dopo un po’ è ritornato, impugnava un coltello di quelli che si usano nei ristoranti, non era a serramanico, era un coltello normale, da cucina». Quando impugnava il coltello era minaccioso? ha chiesto il pm: «In quel momento lui non cercava in tutti i modi di avvicinarsi, era come un gesto intimidatorio, da lontano, non si è mai avvicinato più di tanto a me, sia perché l’amico lo teneva sia perché lui non voleva farlo veramente: voleva fare una scena intimidatoria, non si è mai avvicinato più di tanto, era a una decina di metri». Mentre teneva il coltello ha proferito le parole ti ammazzo? ha chiesto ancora l’accusa: «Non mi ricordo, credo di no». «Mi sono emozionato», dirà Immobile lasciando l’aula di giustizia, «queste cose le vedo in tv». E, tornando ai fatti di quel giorno: «L’importante è che non è successo niente, che la mia famiglia sta bene, ero preoccupato più che altro per loro. Se fosse stato qualcosa di più grave probabilmente avrei agito, ma non è successo niente». Prossima udienza il 24 giugno: le dichiarazioni del calciatore e la rimessione di querela possono far cadere l’accusa di minaccia aggravata, quanto al porto del coltello la difesa punta all’assoluzione o quantomeno alla pena pecuniaria. 

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