ABRUZZO

Porta rubata al Bataclan e ritrovata in Abruzzo: interrogato l’albergatore

Sabato 27 Marzo 2021 di Teodora Poeta
Porta rubata al Bataclan e ritrovata in Abruzzo: interrogato l albergatore

Gli inquirenti francesi, che ormai da questa estate hanno in mano tutto il fascicolo dell’inchiesta sul furto del murale di Banksy “La ragazza in lutto” ritrovato in un casale a Sant’Omero, in provincia di Teramo, hanno confermato per albergatore 56enne italo francese di Tortoreto l’ipotesi di reato di ricettazione. Ieri, all’Aquila, l’albergatore è stato sentito in videoconferenza, assistito dal proprio legale, l’avvocato Luca Di Edoardo, dal giudice istruttore francese per l’interrogatorio di prima comparizione e in quella sede gli è stato notificato l’avviso di garanzia senza alcuna richiesta di misura cautelare.

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Durante l’interrogatorio il 56enne ha ribadito e confermato la versione dei fatti già data anche agli inquirenti italiani. In particolare il giudice istruttore francese ha voluto approfondire alcuni aspetti che riguardavano i suoi rapporti con le persone che hanno portato l’opera d’arte trafugata a migliaia di chilometri di distanza da Parigi. Ma l’albergatore ha ribadito di essersi «fidato del magrebino» che gli aveva «consegnato coperto con un telo nero il murale per tenerlo in consegna». Un suo cliente, diventato negli anni un amico. Già in passato il 56enne aveva ricostruito gli spostamenti dell’opera, ma non è stato in grado di dire con certezza quando il magrebino gliel’aveva consegnato. Sicuramente nei primi mesi del 2019. E’ la notte tra il 25 e il 26 gennaio del 2019 quando l’opera, d’inestimabile valore, è stata rubata da una porta d’uscita del Bataclan. Un colpo ripreso da una telecamera di sicurezza del locale, le cui immagini sono servite agli investigatori d’oltralpe insieme alle intercettazioni per individuare i soggetti nei loro spostamenti fino in Italia. Perché è proprio in Abruzzo, in un casolare a Sant’Omero in uso all’albergatore di Tortoreto, che lo scorso 10 giugno è stata ritrovata, dopo che per mesi era rimasta incustodita nel garage del suo B&B, con una serratura aperta, prima di essere spostata, secondo gli investigatori per una precisa scelta che doveva anticipare l’ipotetica vendita dell’opera. Ma l’albergatore da questa tesi si è sempre difeso, sostenendo di essere «completamente estraneo» a tutto e di «non conoscere neanche l’identità»’ di ciò che si trovava sotto quel telo nero che gli era stato affidato dall’amico cliente di cui lui, appunto, si fidava. 

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