Legge elettorale, il pressing di Renzi
Casini: non restiamo al governo per forza

Domenica 15 Dicembre 2013 di Mario Stanganelli
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Matteo Renzi non solleva il piede dall’acceleratore, tantomeno sulla legge elettorale che resta il primo tra i suoi obiettivi. E se ieri lui ha taciuto, ha parlato sotto il suo sguardo consenziente l’uomo simbolo della riforma elettorale: il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, che in conferenza stampa, alla presenza del sindaco di Firenze, ha annunciato la fine, dopo 68 giorni, del suo sciopero della fame contro il porcellum.

Per Giachetti, infatti, dopo il passaggio della legge dal Senato alla Camera non ci sono più impedimenti per il varo di un nuovo sistema elettorale. Anzi, nel nuovo contesto, «se qualcuno pensa di bloccare ancora la riforma con il ricatto della crisi di governo, non attacca. Questa minaccia - osserva Giachetti - è un’arma spuntata perché i numeri per farla ci sono sia alla Camera che al Senato». Condivisa da Renzi anche la road map che il vicepresiente della Camera traccia per il dopo porcellum: «A metà gennaio il testo di legge in Commissione e l’arrivo in Aula per fine mese». E a maggio, secondo il timing auspicato, il varo definitivo della nuova legge elettorale. Infine, un messaggio perentorio: «Niente giochetti alla Quagliariello», che Giachetti vede nell’idea di vincolare il nuovo sistema di voto al varo delle riforme istituzionali e a cui replica con un controprogramma: «La legge elettorale si fa subito. Poi, adattarla a eventuali riforme istituzionali, sarà un gioco da ragazzi». Il conclusivo abbraccio tra Renzi e Giachetti testimonierà la sintonia tra i due su un tema chiave per la stessa tenuta di maggioranza e governo.

ALFANO: O DI QUA O DI LA’

Il pressing per una nuova legge elettorale, che Renzi e i suoi prefigurano ad impianto maggioritario e bipolare, fa crescere però le tensioni soprattutto con i centristi della maggioranza. E’ Pier Ferdinando Casini a dire, a nome dell’Udc, di «non poterne più di questa retorica antiproporzionalista», facendo discendere che la scelta di stare al governo, compiuta a suo tempo «per evitare la catastrofe al Paese», non può obbligare a «stare al governo per forza». «Ci si sta solo - afferma il leader centrista - se c’è serietà, concordia e rispetto reciproco. Con l’arroganza non si va da nessuna parte». Posizione diversa sembra essere quella di Angelino Alfano, che auspica «una legge elettorale che salvi il bipolarismo, in coerenza con l’idea che si sta di qua o di là e noi - dice il vicepremier - siamo nel centrodestra». In questo differenziarsi di posizioni, e nella speranza mai abbandonata di una rottura della coalizione che porti al voto in primavera, è Silvio Berlusconi a tentare l’aggancio, facendo propria l’opzione del ritorno al Mattarellum, che nella maggioranza è quella preferita da Giachetti e non disdegnata dallo stesso Renzi. Colto favorevolmente di sorpresa, Arturo Parisi esclama: «Non riesco a crederci, ma se dopo Grillo anche Berlusconi dice sì al Mattarellum, entro Pasqua potremmo avere la nuova legge».

Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre, 08:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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