Uccide la figlia di 8 anni plagiata della compagna lesbica: «È il male, bisogna eliminarla»

Sabato 7 Marzo 2015 di Federica Macagnone
1

Torturata e picchiata fino a morire. Polly Chowdhury, una donna musulmana di 35 anni, ha massacrato la figlia di otto anni, Ayesha, dopo essere stata plagiata per tre anni dalla sua amante 43enne, Kiki Muddar, ed essersi fatta convincere che la piccola era posseduta da demoni e doveva essere distrutta.

La bambina fu trovata morta per un colpo alla testa il 28 agosto 2013 nella sua casa di Chadwell Heath, a Londra: era in condizioni pietose, aveva lividi e bruciature su tutto il corpo e pesava appena 21 chili. Ora la Old Bailey, il tribunale penale centrale di Londra, ha condannato entrambe le donne per omicidio: 13 anni a Polly, 18 a Kiki, considerata la causa scatenante di tutto quello che ha subito Ayesha. Le due, che alla lettura della sentenza singhiozzavano tenendosi il volto tra le mani, si erano accusate a vicenda.

Polly era stata tormentata per tre anni da Kiki che, per controllare l'amica, aveva inventato degli alter ego sui social, tra cui uno spirito musulmano chiamato Skyman, e la bombardava con migliaia di messaggi su Facebook, avvelenandole la mente e convincendola che bisognava punire sua figlia per evitare che si aprissero le porte dell'inferno. Insieme facevano fare alla bimba docce gelate, la picchiavano, la umiliavano obbligandola a mangiare fino a farla ammalare, le facevano pulire i pavimenti, le spegnevano sigarette sulla pelle e altro ancora. Una serie di violenze sadiche continue a cui si aggiungevano quelle psicologiche ai confini dell'horror, come quando le due donne, a turno, entravano di notte all'improvviso nella stanza della bimba indossando maschere terrificanti. Senza contare che, in una telefonata a un amico registrata poche settimane prima della morte di Ayesha, Kiki infuriata: «Io la annegherei quella strega. Seriamente, ho intenzione di ucciderla. Ha quello sguardo fisso diabolico, dentro di lei c'è il male allo stato puro».

Polly e Kiki le facevano scrivere la lista di tutte le cose "sbagliate" che faceva: "arrabbiarsi e sbuffare", "dire bugie", "essere scortese" e altro ancora. Ayesha veniva descritta da insegnanti e compagni di classe come una bambina dotata di talento, che però diventò introversa nei mesi prima della morte. Dopo il delitto gli agenti hanno trovato nella sua cameretta le note strazianti scritte dalla bimba in cui diceva: «Sto cercando a tutti i costi di essere buona. Non mi piace ferire i sentimenti altrui! Odio ricevere punizioni, perciò devo cambiare».

Resta da capire come una storia così allucinante non sia stata segnalata alla polizia prima che la situazione precipitasse. Eppure più di una volta i vicini avevano sentito le urla strazianti della bambina nella notte che singhiozzava: «Non voglio essere cattiva, non voglio essere cattiva».

Quando i servizi di emergenza arrivarono sul posto, il giorno dopo il delitto, trovarono Ayesha nuda, con solo un paio di slip rosa, coperta di lividi e oltre 50 ferite, tra cui il segno di un morso sulla schiena attribuito a sua madre.

Anche se entrambe le donne hanno negato di avere una relazione sessuale, il loro rapporto morboso è stato al centro del processo. Kiki riuscì a fare amicizia con Polly e a conquistare il suo affetto quando erano vicine di casa, fingendo di essere ammalata di cancro.

Il marito di Polly decise di traslocare con la famiglia per sottrarre la moglie all'influenza dell'amica, ma Kiki li seguì, fino a convincere Polly a cacciare il marito dal letto coniugale.

Il rapporto bizzarro delle due ruotava intorno a un mondo di fantasie sadomaso costruite via via nell'arco di tre anni, in cui inserivano fidanzati immaginari, angeli e spiriti. E Kiki, creando vari alter ego virtuali, riuscì a entrare sempre più nell'intimità dell'amica. Al momento della morte della bambina, Polly comunicava tramite messaggi e via Facebook con un totale di 15 "persone" e "spiriti" diversi, tutti creati da Kiki. Uno di loro era uno spirito musulmano chiamato Skyman, che inviava messaggi del tipo: "Tua figlia è il male, oggi non l'hai punita".

Ma Kiki andava oltre. Inviò foto nude a Polly tramite un falso profilo Facebook, creato da lei stessa, di un uomo chiamato "Jimmy", chiedendole quali posizioni sessuali le piacessero. Ed ecco che Polly si fece convincere che quando andava a letto con Kiki, in realtà stava facendo sesso con Jimmy. Gli investigatori hanno scoperto più di 17.000 pagine di messaggi Facebook inviati da Jimmy: e il personaggio era così ben costruito e convincente che la polizia fece scattare una ricerca internazionale per rintracciare l'uomo del mistero. Dopo mesi gli agenti arrivarono a un profilo per scoprire che la foto del profilo "Jimmy" mostrava un uomo indiano di nome Avil Kapoor, che però non aveva alcun collegamento con le due donne. Solo allora si riuscì a stabilire che Jimmy non esisteva e che dietro quel profilo c'era Kiki: era lei a mandare i messaggi.

Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 16:18

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma, mille guai e un miracolo: per Natale i turisti in aumento

di Mauro Evangelisti

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma