Charlie Hebdo, tutte le vittime: uccisi il direttore Charb, i vignettisti Wolinski, Cabu e Tignous e due poliziotti

Mercoledì 7 Gennaio 2015
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Nel barbaro attacco alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi sono rimasti uccise dodici persone, fra cui due poliziotti. Fra le vittime il direttore e vignettista Stephane Charbonnier (Charb).

Le dodici vittime dell'attacco alla redazione di Charlie Hebdo, oltre al direttore, sono Jean Cabut (Cabu), uno dei disegnatori più importanti del giornale, il fanmoso vignettista Georges Wolinski; Bernard Verlhac, alias Tignous, vignettista; Philippe Honorè, vignettista; Bernard Maris, economista ed editorialista; Elsa Cayat, psicologa e giornalista; Michel Renaud, ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand; Mustapha Ourrad, correttore di bozze; Frèderic Boisseau, addetto alla portineria; Franck Brinsolaro, poliziotto e Ahmed Merabet, il poliziotto ucciso dai terrositi con un colpo di arma da fuoco mentre era già a terra.

L'attentato ha decimato la redazione dello storico settimanale satirico francese, nato sulle ceneri di Hara Kiri Hebdo, proibito in Francia nel 1970 dopo una copertina giudicata insultante nei confronti del generale De Gaulle, appena morto.

Charb aveva assunto la direzione del settimanale nel 2009. Cabut, detto Cabu, è una delle figure storiche del giornale e già faceva parte della redazione di Hara-Kiri, da cui poi si svilupperà Charlie Hebdo.

Charb, 47 anni, lascia con una vignetta davvero profetica, pubblicata nei giorni scorsi. «Ancora nessun attentato in Francia», si legge sul disegno, mentre un talebano armato risponde: «Aspettate.

Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri».

Charbonneau si era sempre detto pronto a morire in piedi piuttosto che rinunciare alla libertà di espressione di cui Charlie Hebdo si è sempre proclamato paladino in Francia, pubblicando, tra l'altro, anche le vignette del profeta Maometto, quelle che nel 2006 dalla Danimarca avevano infiammato tutto il mondo islamico, provocando numerosi morti.

A France Info lo stesso Charb spiegava che la caricatura, in particolare quella più dura ed intransigente, permetteva di «sublimare la violenza: chissà cosa saremmo diventati senza la matita». E agli islamici che lo accusavano di essere blasfemo, Charb aveva risposto, spiazzandoli: perché non fate una rivista satirica contro di noi, i laici?

Cabu, 77 anni, è considerato un gigante del reportage a fumetti, e aveva una tecnica quasi fotografica, oltre ad un senso del racconto dal ritmo cinematografico. È diventato famoso con il Grand

Duduche, una sorta di studente 'nerd', alto e con gli occhialini tondi simili a quelli del suo autore. Ha coniato anche la figura del 'Beauf' (il cognato), cioè il francese medio e di mezza età, con la pancia e

i baffi spioventi, un vero e proprio re della banalità e del luogo comune.

Nell'attacco terroristico è stato ucciso anche Wolinski, 80 anni, molto conosciuto anche in Italia, dov'è stato rivelato da Linus quando era diretto da Oreste del Buono. Nato a Tunisi nel 1934 da madre dfranco italiana e padre polacco, era considerato uno dei maestri del fumetto erotico francese, molto attento alla condizione femminile, sedicente «simpatico fallocrate» in un universo femminile sempre più libero e liberato in un paese come la Francia. Era anche un ottimo scrittore.

Arrivato in Francia all'età di 13 anni, Wolinski era uno dei collaboratori storici di Hara-Kiri e poi di Charlie Hebdo. Decorato con la Legion d'onore nel 2005, era uno dei più conosciuti disegnatori satirici francesi i cui personaggi stralunati e irriverenti sono comparsi anche in molte pubblicità. Era anche sceneggiatore di fumetti disegnati da altri, come Paulette di Georges Pichard.

Fra le vittime c'è anche l'economista Bernard Maris, un altro pilastro della redazione del giornale. Maris da anni firmava la sua rubrica Oncle Bernard, zio Bernardo.

Ucciso anche il vignettista Tignous, 58 anni. Bernard Verlhac, questo il suo vero nome, era forse il meno famoso dei quattro vignettisti-star di Charlie Hebdo, ma era altrettanto caustico dei suoi colleghi. Due esempi tra gli altri: la copertina di Charlie Hebdo dedicata a Gerard Depardieu pronto a scappare in Belgio per non pagare le supertasse francesi («Può il Belgio accogliere tutto il colesterolo del mondo?» si legge accanto al faccione dell'attore). E quella sul post primavera araba. Sotto la didascalia «Dopo la primavera araba, l'estate araba», si vede una giovane donna in topless con il viso nascosto da un hijab.

«Non dobbiamo cedere a una minoranza che ci prende in ostaggio», disse in un'intervista all'Ansa nel 2012 Charbonnier. All'epoca il settimanale era finito nel mirino dei fondamentalisti islamici per delle vignette satiriche su Maometto, ma - spiegò Charb - «gran parte dei musulmani se ne infischia delle nostre vignette». «Se domani rinunciassimo a disegnare Maometto, gli integralisti griderebbero vittoria e si spingerebbero ancora più in là. Se cediamo - concluse - alla fine ci sarà soltanto una pagina bianca».

Tra le 12 vittime dell'attacco c'è anche un altro disegnatore, Philippe Honorè, noto semplicemente come Honorè.

L'unica donna tra le 12 vittime si chiamava Elsa Cayat, era psicologa e psicoterapeuta, e teneva una rubrica ogni due settimane sul magazine. Lo scrive il sito del quotidiano Liberation, che le dedica un profilo. La Cayat era anche autrice di diversi libri, incentrati in particolare sulle dinamiche di coppia.

Il primo a rendere omaggio alle vittime dei terroristi è stato il caricaturista di Le Monde Plantu. La sua mano, con una matita rossa sangue, scrive: «Con tutto il cuore con Charlie Hebdo».

Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 18:43

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