Omicidio Fedeli, Micheal Pang di fronte ai giudici della Corte d’Assise per l'appello

Omicidio Fedeli e a des. Micheal Pang
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Martedì 14 Settembre 2021, 06:50 - Ultimo aggiornamento: 14:42

Omicidio Fedeli, il ventenne Micheal Pang di fronte ai giudici della Corte d’Assise d’appello. Il secondo grado del processo per omicidio inizierà giovedì 16 settembre.

Il 3 maggio 2019 il ventenne Pang uccise a colpi di sgabello Norveo Fedeli. Il 73enne viterbese, noto commerciante del capoluogo, morì in un lago di sangue nel suo negozio in pieno centro, poco dopo le 13. Pang lo colpi più e più volte, apparentemente, perché non riusciva a completare la transazione per acquistare dei jeans. Il ventenne dopo aver ucciso il commerciante sì infilò una busta di plastica sulla scarpa ricoperte di sangue e lasciò Viterbo.

I carabinieri, aiutati dalle telecamere di sorveglianza, arrestarono Pang il giorno dopo a Capodimonte. Il giovane non si era nascosto, passeggiava tranquillamente per le vie della cittadina sul lago di Bolsena. Dopo una notte in carcere l’americano confessò tutto chiedono perdono. La Corte d’Assise di Viterbo, lo scorso dicembre, ha condannato il giovane americano a 25 anni e 6 mesi di carcere e al pagamento di una provvisionale in favore dei familiari della vittima di 445mila euro.

I giudici togati e popolari hanno escluso l’aggravante della crudeltà, dando modo ai difensori, avvocati Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, di lavorare alla stesura dell’appello. I due avvocati in fase di discussione chiesero l’assoluzione sollevando la legittima difesa. Una visione totalmente opposta rispetto a quella della Procura di Viterbo e dei familiari della vittima, costituiti parte civile e assistiti dall’avvocato Fausto Barili.

«Ci auguriamo - afferma il difensore - che la sentenza venga integralmente confermata, perché non esiste una verità diversa da quella emersa nel processo di primo grado. Si tratta di un omicidio commesso per entrare in possesso di alcuni abiti firmati dal valore di 600 euro. E in questo contesto non c’è alcuna ipotesi alternativa da quella costruita dalla Procura. Nessuna legittima difesa, come invece durante il processo di primo grado hanno tentato di introdurre gli avvocati dell’imputato».

La parola ora però spetta ai giudici della Corte d’Assise d’appello di Roma, chiamati a formulare un secondo giudizio sulle azioni del giovane Pang. L’americano è rinchiuso nel carcere di Mammagialla dove sta scontando la pena dal giorno dell’arresto.

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