Università della Tuscia: gli esiti della nuova missione in Antartide

Un rilievo dell'Antartide
di Carlo Maria Ponzi
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Mercoledì 26 Gennaio 2022, 06:30 - Ultimo aggiornamento: 21:22

Il 98% del suo territorio è coperto dai ghiacci della calotta antartica (il cui spessore medio è di 1.600 metri), tale da renderlo il continente più freddo e inospitale del pianeta. Ma non per l’Università della Tuscia e i suoi scienziati che hanno elevato l’Antartide a «modello di studio unico, perché totalmente isolato ed incontaminato, della caratterizzazione della diversità e dell’adattamento degli organismi terrestri e acquatici alle condizioni estreme di quell’ambiente».

Tre ricercatori hanno rappresentato Unitus nella XXXVII spedizione antartica: Laura Zucconi e Laura Selbmann del Deb (dipartimento di scienze ecologiche e biologiche), e Giuseppe Scapigliati del Dibaf (dipartimento per la innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali). Zucconi e  Scapigliati, partiti il primo novembre, sono rientrati in Italia il 7 gennaio, mentre Laura Selbmann, partita successivamente, sarà di ritorno a fine febbraio.

I progetti di ricerche in Antartide sono stati approvati e finanziati dal Programma nazionale di ricerche in Antartide (PNRA), dal ministero Università e ricerca,  coordinato dal Cnr e dall’Enea (ente nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

Le ricerche in sintesi. Laura Zucconi, alla sua sesta campagna antartica, ha raccolto campioni di suolo da 22 siti, «sui quali - afferma - verranno svolte ricerche mirate a descrivere la diversità delle comunità microbiche presenti e le loro capacità metaboliche in relazione a diversi parametri chimico-fisici, in modo da fornire informazioni sul loro adattamento, evoluzione, interazione con l’ambiente esterno. Alcuni dei campioni raccolti provengono dai deserti più aridi e freddi del nostro pianeta, considerati tra gli ambienti terrestri più simili all’ambiente marziano, il cui studio offre l’opportunità di speculare sulle possibili forme di vita esistenti o mai esistite su Marte e sui metodi per la loro identificazione».

Laura Selbmann, invece, si è occupata dei licheni, simbiosi mutualistiche tra un fungo ed un’alga. «I licheni – sottolinea - sono i principali colonizzatori sia delle superfici che delle porosità e fratture delle rocce, e tra i principali produttori primari in questi ecosistemi. Verrà caratterizzata la diversità di funghi e batteri associata ai licheni raccolti, sia tramite analisi molecolari che di isolamento di microorganismi in coltura. Ci si propone di dimostrare che le simbiosi licheniche sono “hotspots” di diversità microbica, modellate dalle condizioni ambientali estreme cui devono far fronte».

Infine, il lavoro di Giuseppe Scapigliati ha avuto come finalità le applicazioni biotecnologiche di sostanze naturali prodotte da organismi antartici, sia di acqua dolce che del mare. «Gli organismi di acqua dolce oggetto di questi studi – spiega - sono i più piccoli animali completi conosciuti, i Rotiferi, che vivono nei laghi di scioglimento estivo. Dal mare sono stati invece prelevati spugne, anemoni e organismi unicellulari chiamati Protisti. Gli organismi prelevati, spediti congelati, arriveranno in Italia con il rientro della nave ‘Laura Bassi’, previsto non prima del mese di maggio».

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