Rincari cibo e bevande, Viterbo al terzo posto in Italia: mille euro in più a famiglia

Rincari cibo e bevande, Viterbo al terzo posto in Italia: mille euro in più a famiglia
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Domenica 23 Ottobre 2022, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 17:37

Viterbo è sul podio, ma la classifica non è di quelle da far invidia alle altre province. Se Cosenza è la città italiana in cui i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono saliti di più, Viterbo (purtroppo) si piazza al terzo posto della non invidiabile graduatoria. La città dei Papi è infatti terza subito dietro il capoluogo calabrese e ad Ascoli Piceno, di un decimale appena rispetto alla città marchigiana. A differenza di Bergamo, provincia dove i costi per la spesa alimentare sono saliti meno di tutti (+8,7%).

Si tratta dei risultati di uno studio dell’Unione nazionale consumatori sugli ultimi dati Istat, quelli di settembre scorso. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche in Italia sono saliti dell’11,7% rispetto a settembre 2021, una stangata in media di 660 euro in più su base annua. Ma in molte città è andata molto peggio. A guidare la classifica resta dunque Cosenza, che aveva già “vinto” a luglio e agosto questa non gratificante classifica: per cibo e bevande qui si segna un ulteriore balzo annuo del 16%, pari a 1.034 euro in termini di aumento del costo della vita per una famiglia media.

Al secondo posto c’è Ascoli Piceno, con un incremento dei prezzi del 14,2% e un aggravio annuo pari a 773 euro. Al terzo ecco Viterbo, dove mangiare e bere costa il +14,1% in più, 785 euro. Al quarto posto Imperia, Padova e Terni (tutte a +13,8%). 

IL DOPPIO RIALZO
Ma non solo. Lo stesso report rileva che per ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, gelaterie, prodotti di gastronomia e rosticceria, a fronte di un’inflazione annua al +5,9%, Viterbo va ben oltre e risulta tra le prime sette della Penisola. In vetta sempre, Cosenza dove i ristoranti rincarano rispetto a settembre 2021 del 9,9%; poi Palermo, con +9,4%, e al terzo Verona +9,2%. Seguono Forlì-Cesena (+9%), Sassari (+8,8%), Brescia (+8,8%), Viterbo (+8,5%). 

Del resto l’allarme sui rincari era già suonato a inizio mese, quando si registravano aumenti dei generi alimentari senza confronto o quasi in Italia. Rispetto al settembre 2021, infatti, per alimenti e bevande ogni famiglia media residente nella Tuscia spendeva circa 713 euro in più. Un aumento record del 12,8%, ben oltre il 10 della media nazionale. In Italia peggio del capoluogo si evidenziava ancora Cosenza, dove mangiare costava il 13,1% in più (ovvero 847 euro). 

L’INCROCIO DEI DATI
Generalmente, i generi alimentari che anche in questi giorni salgono di più - dal rapporto dell’Unione italiana consumatori e incrociando i dati del paniere Istat tra luglio ‘21 e luglio ‘22 - colpiscono ogni tipologia. A cominciare dal prezzo del latte fresco, per esempio, che corre su una media di 1,80 al litro: con un minimo di 1,30 (soft discount) a un massimo di 2,15 (supermercati) con ulteriori picchi a 2,25 euro. Sono dati sconfortanti, se messi in relazione agli aumenti dei costi energetici che spingeranno i rincari di carburanti, luce e gas. Tutto contribuirà ad allargare la platea delle fasce in difficoltà, fino a deprimere i consumi. La Coldiretti a più riprese ha parlato di «speculazione senza limiti» chiedendo «più controlli».

Il nuovo balzo per carne e latte, oltre al boom per frutta e verdura, spinge l’inflazione a picchi record. L’ultimo dato Istat segnava a settembre un ulteriore +0,3% rispetto ad agosto, e +8,3% su base annua per la Tuscia. 

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