Impianti fotovoltaici, dalla Regione Lazio via libera ad altri due. E Tuscania protesta

Venerdì 10 Gennaio 2020
Via libera ad altri due impianti fotovoltaici. Tuscania è ormai presa di mira, ma adesso cominciano a fioccare pure i ricorsi al Tar. La Regione ha autorizzato due progetti della Solar Italy: uno da 82 Mwp, ridotto a 39, in località Pianaccio di Montebello, Campo, Pagano e Mostarella; l'altro da 70 ridotto a 62,5 alle tre sugherete, Poggio tondo, Prato Levantino, Fabbricella, Rimessa del Casale e Castel Ghezzo. Nessun problema per il secondo, ma sul primo il sindaco Fabio Bartolacci è pronto a fare le barricate.

L'autorizzazione è stata pubblicata sul Burl. Gli impianti occupano circa 60-70 ettari. Per quello alle Sugherete l'unico parere contrario è quello della Soprintendenza, che aveva già presentato ricorso al Tar su un altro mega progetto da 250 ettari, il decimo in Europa per grandezza. Su entrambi il Comune non ha però nulla da eccepire: ha espresso parere contrario (pur non essendo presente in conferenza dei servizi) e andrà al tribunale amministrativo solo per quello di Montebello.

«E' il pensiero non solo del sindaco dice Bartolacci - ma di tutto il consiglio comunale: c'è una delibera del 2018 approvata all'unanimità, una sorta di piano regolatore. Stabilisce che nell'area che va verso i confini con Piansano, Arlena di Castro e Tessennano possono essere realizzati impianti di energia rinnovabile. Dalla parte opposta no. I progetti sono uno nell'area autorizzata, l'altro no». Il Comune sta subito mettendo in campo le contromosse. «Stiamo per nominare un tecnico per presentare il primo ricorso al Tar. E non ci fermeremo qui: andremo fino all'ultimo grado di giudizio possibile continua il sindaco - per evitare che quell'impianto possa essere realizzato in una posizione che sarebbe uno sfregio al territorio di Tuscania».

Bartolacci ritiene di avere al fianco la Soprintendenza, ma poi fa appello «anche alle organizzazioni di categoria agricole e sindacali: siamo tutti sulla stessa barca. Voglio coinvolgere anche i parlamentari del territorio». Nella zona di salvaguardia individuata dalla delibera non si potrebbe costruire, perché «c'è stato un insediamento di casali dell'epoca dell'Ente Maremma, il terreno ha una serie di proprietà, per noi c'è un valore paesaggistico. Dall'altra parte - conclude Bartolacci - c'è ancora tanto spazio, perché farlo proprio lì?».
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