Franco Zeffirelli, mille al Duomo di Firenze per l'ultimo saluto al regista

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Il feretro è uscito dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore sulle note della musica di un suo film, il brano "Dolce sentire" tratto da "Fratello sole, sorella luna", con l'applauso di mille e più persone fra autorità e gente comune, come per una prima teatrale o cinematografica: ma con la cerimonia funebre di oggi, giornata di lutto cittadino, Firenze si è stretta per l'ultima volta intorno a un suo figlio illustre, Franco Zeffirelli, che da domani riposerà nella tomba di famiglia al cimitero delle Porte Sante. Il suo corpo sarà cremato. Dell'arte, e della sua missione, «Franco Zeffirelli è stato un protagonista universale», ha affermato l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori nell'omelia in Duomo, spiegando che la Chiesa è grata agli artisti «per come attraverso le loro opere l'uomo venga richiamato ai suoi interrogativi più profondi, e indirizzato verso un oltre che lo svincoli dalle miserie del consumismo e dell'utilitarismo».

Il cardinale ha ricordato che Zeffirelli fu tra coloro che lo accolsero a Firenze nel 2008, al momento dell'ordinazione episcopale, e ne ha sottolineato la genuina fiorentinità: «Solo chi è o diventa davvero fiorentino - ha detto - può comprendere la grazia e il tormento di essere impregnato della storia grande e del carattere complesso di questa città». Fra le autorità presenti alla cerimonia, il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli, il sottosegretario agli esteri Guglielmo Picchi, il sindaco Dario Nardella, il presidente della regione Toscana Enrico Rossi, il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani. È stato Gianni Letta, presidente onorario della Fondazione Zeffirelli, prendendo la parola al termine delle esequie, a ricordare come non sempre il regista scomparso sia stato compreso e apprezzato in Italia così come lo era all'estero. «Questo per lui era un rovello - ha spiegato - e fa piacere vederlo invece accolto, celebrato, riconosciuto con tanta forza in tutta Italia, vedere che l'Italia ha unito la sua voce a quella del mondo». Stamani ancora qualche centinaio di persone, dopo i settemila di ieri, ha visitato la camera ardente a Palazzo Vecchio: Firenze, ha sottolineato Nardella, con questa manifestazione d'affetto «sta restituendo al maestro tutto ciò che lui ha dato alla città. Ma è da oggi che tutti noi dobbiamo impegnarci affinché quanto ha voluto per Firenze possa crescere. Penso soprattutto alla Fondazione e al centro internazionale per le arti dello spettacolo».

E dunque, ha concluso, «mi auguro che lo Stato italiano e le grandi istituzioni culturali ci possano aiutare per far crescere quella scuola a cui il maestro guardava». Una prima risposta è venuta da Mogol, in qualità di presidente Siae: «Zeffirelli - ha spiegato - era socio Siae dal 1968, quindi da oltre 50 anni. Per noi sarà un onore e un motivo di orgoglio partecipare a un progetto che possa portare avanti la sua figura e la sua lezione nelle nuove generazioni: per questo accogliamo l'invito del sindaco, e siamo a disposizione».

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