Miky, il dj con la mano bionica

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Dj Miky Bionic è il nome d’arte di Michele Specchiale, unico al mondo a suonare in console con una protesi mioelettrica all’arto superiore sinistro, perso diciotto anni fa mentre era al lavoro su un trattore. Un incontro inatteso quello con la musica, proprio com’è accaduto con la moglie Daniela, conosciuta al Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio dove entrambi seguivano un percorso di riabilitazione. Passioni che dj Miky definisce “bioniche”.

Il braccio bionico di Michele è in vetroresina, carbonio e titanio e pesa circa tre chili; la mano artificiale ha dita poliarticolate e le posizioni del pollice sono selezionabili con sensore integrato. 
 
«Non siamo una coppia di disabili, piuttosto direi una coppia bionica, che ama la vita. E così ci vede la gente», racconta. Quando si sono incontrati, Michele aveva trent’anni e andava spesso a Budrio dalla Sicilia, dove viveva. Fu conquistato dalla dolcezza di Daniela che, a soli diciassette anni, aveva subito l’amputazione delle gambe dopo essere stata investita da un’auto. Dopo il matrimonio, celebrato nel 2007, sono arrivate due bambine, Giulia e Martina, che oggi hanno otto e due anni. Della famiglia si occupa Daniela, Michele lavora come disegnatore meccanico presso un’azienda. «Sono responsabile di produzione macchina a controllo numerico in una azienda, un ruolo importante, e questo anche grazie all’Inail che, in passato, mi ha proposto di frequentare un corso di Autocad», dice ancora Specchiale.
 
L’altra grande passione di Michele è quella per la musica. «Ho un piccolo studio a casa, dove suono ogni giorno, e faccio il dj in serate e manifestazioni». Quest’anno il Comitato italiano paralimpico l’ha scelto come dj ufficiale del primo festival della cultura paralimpica, organizzato a Roma lo scorso dicembre. «Quando mi chiamano a suonare nei locali - racconta ancora dj Miky - sono sempre felice. La mia protesi è eccezionale, tutta tatuata con colori sgargianti! Mi fa piacere poterla mostrare».

 

 
La storia d’amore di Michele e Daniela è resa ancor più speciale dalla voglia di aiutare chi ha subito un’amputazione e deve reinventarsi una nuova vita. «Io e mia moglie, per quanto è possibile - rivela Michele - cerchiamo di aiutare gli altri, chi non sa come le protesi possano facilitare la vita. Di recente siamo andati a trovare in ospedale un ragazzo che ha perso un braccio. Io gli ho mostrato la mia mano e il mio braccio, sperando di poter, in qualche modo e anche solo per una piccolissima parte, alleviare il suo dolore. E far vedere concretamente, come si vive e cosa si può fare con le protesi. Gli ho detto di non arrendersi mai, perché per andare avanti è necessario lottare e inseguire i propri sogni».

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