Sangemini: l'estate è partita, le vendite no
Nuovo allarme frai sindacati

Giovedì 25 Giugno 2020 di Aurora Provantini

«Non è possibile che nel periodo di picco produttivo per le acque minerali ci troviamo a caricare così pochi autotreni». Le Rsu dei siti di Sangemini e Amerino, unitariamente, denunciano l’assenza di una rete vendita adeguata da parte del gruppo Ami.
Sangemini, Grazia, Amerino, Fabia e Aura sono marchi storici di “premium price”, a tutt’oggi richiesti sul mercato e con marginalità elevate.  «Eppure ci risulta che non sono ancora presenti nei punti vendita, nonostante le molte richieste del consumatore finale» -  dichiarano le Rsu. «Per invertire questa rotta - sostengono  - occorre una strategia di marketing dedicata esclusivamente ai siti umbri, che possa garantire la presenza dei prodotti su tutto il territorio (la cosiddetta acqua a chilometro zero, funzionale ad una razionalizzazione dei costi, ndr). Solo con un piano commerciale  mirato si potrà riacquistare valore economico, sociale, culturale ed occupazionale». 
«Detto questo ribadiamo con forza il rispetto dell’accordo fatto in Regione nel 2018 - replicano -  che prevedeva investimenti pari a 20 milioni di euro, mai terminati nonostante i sacrifici fatti dai lavoratori con la cassa integrazione». Una botta al management di Acque Minerali d'Italia, per l’incapacità di gestire le relazioni sindacali «che sono alla base di un sereno e costruttivo confronto tra le parti». Lavoratori e Rsu si riferiscono alla visita a sorpresa del direttore amministrativo Antonio Paganini, incaricato di seguire la fase concorsuale: «poteva essere una buona occasione per conoscersi, visto che era la prima volta che entrava nello stabilimento di Sangemini».
«Avremmo voluto anche sapere se la visita della responsabile dei bacini, contestuale a quella di Paganini,  era solo una visita di cortesia oppure altro». 
L’apertura della procedura di concordato doveva approdare ad un piano di rilancio che metteva i siti umbri al centro del progetto di ristrutturazione, e che Rsu e organizzazioni sindacali chiedono da mesi di conoscere. La data fissata dal tribunale di Milano per il 19 giugno, è stata però spostata alla fine di settembre, e questo genera tensione, perché in quel piano ci sarà scritto il futuro di 86 famiglie.  Il tavolo al Mise non basta. Gli incontri dei giorni scorsi con gli amministratori locali, i consiglieri regionali e  i parlamentari umbri hanno fatto emergere la necessità di costruire un percorso condiviso dove la Regione Umbria dovrà giocare un ruolo determinante.
«Il cammino fatto da Rsu e segreterie di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil insieme alle istituzioni e ai parlamentari umbri deve essere di monito alla Regione perché assuma un ruolo chiave e richiami l'azienda ai propri doveri economici, etici e sociali. Vogliamo garanzie occupazionali e chiediamo di conoscere il piano industriale entro la fine di questo mese, come ci è stato promesso dal consulente di Ami Alessandro Cajarelli,  prima che venga presentato al tribunale di Milano, così da non vanificare i sacrifici fatti dai lavoratori» – scrivono in una nota le Rsu. 

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