Pillon, il «racconto falso»
del senatore leghista condannato

Martedì 10 Settembre 2019 di Enzo Beretta
PERUGIA - «Accusare ingiustamente il responsabile della sezione giovani e l’Omphalos di voler attirare presso i locali della propria associazione minorenni con il pretesto della lotta all’omofobia, per poi in realtà coinvolgerli in attività di tipo sessuale, implica di per sé la determinazione di un danno morale e di immagine». Così scrive il giudice di Perugia, Matteo Cavedoni, nelle motivazioni della sentenza contro il senatore della Lega Simone Pillon condannato nell’aprile scorso a pagare 1.500 euro di multa ma soprattutto a risarcire con 30 mila euro di provvisionale Omphalos Arcigay Arcilesbica e il suo rappresentante Michele Mommi. Importo versato a fronte di un’intimazione di pagamento. Nelle 31 pagine pagine del provvedimento si parla del «racconto falso» dell’istrionico avvocato Pillon, primo firmatario del contestato disegno di legge sulla riforma dell’avviso condiviso, il quale nel corso di tre conferenze svolte tra il 2014 e il 2015 ad Assisi, Ascoli Piceno e San Marino, in qualità di rappresentante del Forum delle famiglie mosse «accuse particolarmente odiose e abiette» contro l’associazione con la «precisa e puntuale intenzione di attaccarne la credibilità e la correttezza». I filmati di quegli interventi raccolsero decine di migliaia di like e una valanga di condivisioni sui social network.

«Nel descrivere un opuscolo intitolato 'Lo sapevi che?’ destinato alla diffusione tra i giovani - si legge nel capo di imputazione del pm Manuela Comodi affermava falsamente che fosse un invito ad avere rapporti sessuali e a farlo esclusivamente tra persone dello stesso sesso». Quel volantino proveniva da un’assemblea svolta nel 2012 con gli studenti del liceo Alessi - relatori Mommi e un transessuale, incontro su «Orientamento sessuale, identità di genere e bullismo omofobico» - di cui Pillon era entrato in possesso attraverso il padre di un’alunna. Secondo Cavedoni l’attuale inquilino di Palazzo Madama «nei suoi interventi ha detto cose false»: «E' partito da un dato vero, l’assemblea e gli studenti in possesso dei volantini, sul quale poi ha costruito un racconto falso. Il principio di verità non è stato rispettato negli interventi di Pillon, la ricostruzione degli avvenimenti è avvenuta in modo da travisare la consecuzione degli stessi. Muovere un’accusa falsa nei confronti di qualcuno non può determinare alcun interesse per l'opinione pubblica». Durante il processo - conclude il giudice - Pillon «non ha mostrato alcun segno di resipiscenza o ravvedimento, rivendicando invece la correttezza delle proprie affermazioni e sminuendone il contenuto offensivo, sulla base di una non compresa ironia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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