Perugino arrestato in Perù, l'ultima battaglia per poter tornare a casa

Martedì 25 Febbraio 2020 di Egle Priolo
Riccardo Capecchi (foto profilo Facebook)

PERUGIA È uscito dal carcere. E per ora è la cosa più importante. Ha riprovato dopo mesi la gioia di cose scontate, ma che quando sei in un carcere a migliaia di chilometri da casa tanto scontate non lo sono: una su tutte, poter dormire in una stanza tutta per sé.

L’incubo di Riccardo Capecchi, il giovane fotografo del Trasimeno arrestato a maggio scorso in Perù vittima di un inganno da parte di un gruppo di trafficanti di droga romani che lo avevano ufficialmente ingaggiato per un servizio fotografico su dei nuovi camper e invece a sua insaputa coinvolto nel tentativo da parte del gruppo di importare quasi 300 chili di cocaina, è stato tale fino alla fine.

Dopo l’errore burocratico che lo aveva costretto a restare in carcere anche giovedì (una “c” in meno nel suo nome di battesimo aveva portato a dover riscrivere tutti gli atti per la scarcerazione) l’uscita dal penitenziario in cui è stato rinchiuso per nove mesi è arrivata soltanto alle 20.30 locali di venerdì, ben tre ore e mezzo dopo rispetto al previsto e cioè le 17. In Italia, al Trasimeno, erano circa le tre del mattino di sabato quando i familiari hanno potuto idealmente riabbracciarlo attraverso una breve ma intensissima telefonata. «H voluto parlare con tutti noi - racconta il fratello Fabrizio, emozionato e al tempo stesso sfiancato da una giornata infinita -. Era sfinito, anche perché questa scarcerazione sembrava non voler arrivare mai, ma emozionato. Proprio come noi».

Le battaglie per Riccardo e la sua famiglia non sono però finite. Dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, infatti, il fotografo perugino (nei confronti del quale è stato diposto l’obbligo di firma) il prossimo cinque marzo sarà di fronte al giudice che deve decidere sulla richiesta di proscioglimento avanzata dal pubblico ministero, convinto da Capecchi e dai suoi legali della sua estraneità al traffico di cocaina. Anche su questo versante il percorso è stato in salita, dal momento che nel frattempo sono cambiati sia il giudice che il pubblico ministero e che dunque sono state richieste delle integrazioni al fascicolo. Ma a questo punto non si può che essere fiduciosi.

Fiducia che hanno avuto anche i sindaci di Magione e Castiglione del Lago, Giacomo Chiodini e Matteo Burico, rappresentanti delle due zone del Trasimeno cui Riccardo è maggiormente legato per motivi familiari, personali e professionali. Entrambi i primi cittadini hanno espresso, anche in forma ufficiale, la loro stima e la convinzione che fosse totalmente estraneo alle accuse.
Al caso di Riccardo si è interessata anche la viceministro degli Esteri, Marina Sereni, in stretto contatto con l’ambasciata italiana a Lima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA