Perugia, due ragazzine e il video choc: «Noi ci droghiamo dove ci pare»

Sangue e fazzoletti lasciati a terra dopo la dose
di Egle Priolo
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Domenica 25 Luglio 2021, 08:34 - Ultimo aggiornamento: 18:15

PERUGIA - «Noi ci droghiamo dove ci pare, capito?». Una frase dura come uno schiaffo in faccia. Anzi, direttamente un pugno alla bocca dello stomaco. Che ha lasciato senza fiato il giovane residente di Fontivegge che se l'è sentita sputare addosso da due ragazzine, forse neanche ventenni.

Lui le ha trovate in uno dei tanti anfratti del quartiere, in quel dedalo di scale, sovrapassaggi e parcheggi sotterranei che negli anni della prima riqualificazione dell'area sembravano una conquista dell'architettura post industriale. Dovevano essere la struttura del biglietto da visita di una città pronta ai Duemila e invece si sono tramutati in un ricettacolo di balordi. E fa male dirlo di due ragazzine. Shorts e scarpe da running, una magrezza da adolescenza appena superata e dolorosa sfacciataggine.
Il ragazzo le ha notate mentre tornava a casa. Una in piedi, l'altra buttata come uno straccio in un angolo buio. Con l'ago ancora nel braccio. L'arrivo del giovane le spaventa, forse per questo l'ago sfugge la vena e il sangue inizia a uscire. Un urlo di spavento che si trasforma subito in spavalderia, come se quello in torto fosse il residente.

«Mi hai fatto prendere un colpo», dice una delle due sbiascicando. «Non è questo il posto per bucarsi. Ti puoi alzare per favore?», è la replica composta. «Mi hai spaventato, ma che vuoi, vattene», insiste. «Ma ti sembra questo il posto? Ma ora le siringhe dove le buttate? Non le potete lasciare lì». «No, ok, le buttiamo». «Ah, ecco. E tutto il sangue chi lo pulisce – insiste il ragazzo -. Ma avete 20 anni, vi rendete conto di come state ridotte?». «Sei bello tu», è la risposta. «Non è questione di essere bello. Da qui possono passare i bambini. E se vi vedono a fare questo? Non potete farle a casa queste cose?». «Noi ci facciamo dove ci pare, forse non hai capito, non è che ce lo dici tu», rispondono quasi in coro. E ancora, passando dalle offese alla paranoia sessista: «Ti sembra il modo di trattare due donne?». Ma il residente non ci sta a passare per maleducato, dopo non aver mai alzato neanche la voce: «Come vi devo trattare bene dopo che vi trovo qui a drogarvi?».
Lo scambio finisce, le ragazze sono in piedi. Qualsiasi cosa si siano iniettate in corpo ha fatto effetto e paradossalmente sembrano più lucide. Si allontanano e hanno anche il tempo di dire: «Mi raccomando. Pulisci bene». Così, senza vergogna. Senza paura. Con la convinzione di avere ragione e che sia tutto normale.
Ma di normale c'è davvero niente in questa che non è la sceneggiatura di un film sulle periferie, ma la sbobinatura del video che il giovane ha sentito il dovere di registrare col suo cellulare appena ha visto le due ragazzine. Si riprende soprattutto i piedi, c'è poco da vedere, ma l'audio è davvero inquietante. Un video rubato, comunque impubblicabile, soprattutto a tutela della privacy delle due giovani donne, chiaramente perugine, che potrebbero essere facilmente riconosciute, sia dalle voci che dagli abiti. Un video, però, che racconta l'inferno e il degrado, che a Fontivegge nessuno vuole.
Un video che vuole essere una denuncia, ma soprattutto un monito, per gli amici e le famiglie. Attenti ai vostri ragazzi. Quelli “di periferia” non sono solo i figli degli altri.
 

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