Guerra del tartufo, centinaia di esche avvelenate. Summit a Foligno con gli specialisti dei carabinieri

Guerra del tartufo, centinaia di esche avvelenate. Summit a Foligno con gli specialisti dei carabinieri
di Giovanni Camirri
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Mercoledì 16 Maggio 2018, 17:28

FOLIGNO - La lotta a colpi di bocconi avvelenati tra cercatori di tartufi fuorilegge e cacciatori di frodo, rischia di trasformarsi in una strage ambientale che colpisce animali selvatici domestici. Contro gli avvelenatori, in campo gli specialisti dei carabinieri dei Nuclei Cinofili Antiveleno. Di questo e di molto altro s’è da poco parlato a Foligno, all’interno del Centro Regionale di Protezione Civile, nell’ambito dell’incontro organizzato dal Reparto Carabinieri Parco Nazionale “Monti Sibillini” sul tema “contrasto all’uso illegale del veleno contro la fauna selvatica”. A guidare l’incontro il tenente colonnello Roberto Nardi, comandante del Reparto Parco Nazionale “Monti Sibillini”. «Contrariamente a quanto percepito - ha sottolineato il tenente colonnello Nardi - , l’uso illegale del veleno è una pratica molto diffusa, solitamente scatenata da conflitti tra alcuni allevatori e i predatori come volpi, lupi, orsi, o anche, tra alcuni esponenti del mondo venatorio e i predatori (che possono alimentarsi di specie cacciabili), da dissidi interni tra alcuni cercatori di tartufi o tra tartufai e cacciatori. I bocconi avvelenati vengono, inoltre, utilizzati anche in aree urbane e peri-urbane per eliminare cani e gatti randagi o per l’insofferenza verso gli animali domestici dei vicini di casa, costituendo così un serio pericolo anche per la salute pubblica. Le vittime dell’uso illegale del veleno quindi non sono soltanto gli animali cosiddetti - ha proseguito - “bersaglio”, ma anche tutte le specie che vengono a contatto accidentalmente con i bocconi avvelenati o che si cibano a loro volta di carcasse avvelenate, senza sottovalutare il pericolo per l’uomo nel caso di contaminazione di punti d’acqua in prossimità di zone abitate. Senza dimenticare anche i rischi per i bambini che potrebbero correre il rischio di raccogliere le esche avvelenate durante una passeggiata. Il contrasto a tale attività illegale significa anche svolgere - conclude - un ruolo efficace di conservazione attiva delle specie protette e della biodiversità degli ambienti naturali». L’attenzione principale è posta sulla fauna selvatica, ma non vanno dimenticati gli animali domestici e, sopratutto, quelli da affezione come nel caso di cani e gatti. Ci sono casi dove questi animali vengono uccisi da polpette avvelenate disseminate da chi non li sopporta, on all’interno di lotte di quartiere se non di vicinato. Il veleno utilizzato, spesso acquistabile senza particolari problemi come nel caso del lumachicida, non è selettivo. Nel senso che non colpisce un solo tipo di animale, ma ne falcidia una pluralità. Situazione ancor più complessa quando si parla di fauna selvatica perché è complicatissimo individuare dove le esche sono state disseminate e si ha contezza del sospetto di avvelenamento, che sarà poi chiarito da specifici accertamenti, spesso soltanto quando l’animale è già morto. Con il decesso, poi, c’è il rischio che si possa innescare un effetto domino devastante che coinvolge gli animali necrofagi. e ci sono stati casi anche di esche mortali prive di veleno. Al posto della micidiale sostanza sono stati impiegati da veri criminali contro l’ambiente chiodi o frammenti di vetro. Tra gli animali più a rischio ci sono orsi, lupi e per i rapaci gipeto, grifone, capovaccaio, aquila reale, aquila di Bonelli e nibbio reale. Chi dissemina esche killer agisce, quindi, per una pluralità di moventi, usa le più varie sostanze e, da suo punto di vista, conta sul fatto che è complesso sorprende sul fatto chi esegue queste condotte del tuttofuorilegge. A spiegare la situazione per l’Umbria ci ha pensato il colonnello Gaetano Palescandolo, comandante regionale dei Carabinieri Forestali. «Rispetto all’uso di esche mortali - dice - la realtà regionale segna picchi in particolare in due periodi: tra febbraio e marzo e nel mese di ottobre. Ovviamente sono dati indicativi, ma non assoluti, e comunque importanti perché ci consentono, e consentono ai nostri investigatori e ai nostri specialisti, come i Nuclei Cinofili Antiveleni, di calibrare l’intervento di prevenzione e repressione ottimizzandolo al massimo. In questa fase sono sotto attenzione le aree del Nocerino, dell’Eugubino e del Lago».

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