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Roberto Antiochia, un docufilm
per ricordare il giovane agente eroe
ucciso a Palermo dalla mafia

Roberto Antiochia
di Alberto Favilla
4 Minuti di Lettura
Sabato 6 Giugno 2020, 10:45
A lui, al poliziotto eroe, è dedicato il film documentario che sarà proiettato per la prima volta lunedì 8 giugno su iniziativa della Questura di Terni di concerto con il Ministero dell’Interno e dell’associazione “Libera”. Protagonista del film il poliziotto ternano Roberto Antiochia ucciso a Palermo da “Cosa nostra” a soli 23 anni. 
Antiochia, che era il più piccolo di tre figli – Alessandro e Corrado sono gli altri due - aveva perso il papà Marcello che era poco più di un bambino ed era legatissimo alla mamma Saveria. Era fidanzato con Cristina, che aveva conosciuto al Liceo, che tranquillizzava ogni giorno dicendole che “Le pallottole per i rossi non le hanno inventate”. L’agguato mortale, invece, avvenne il 6 agosto del 1985. Erano circa le 15 e venti di un assolato pomeriggio siciliano. Antiochia, che due anni prima era stato trasferito dalla Criminalpol di Roma a Palermo, aveva lavorato – era la mitica squadra Catturandi - in delicate indagini con il commissario Beppe Montana rimasto ucciso appena un mese prima sempre dalla Mafia. L’agente ternano fu crivellato di colpi di kalashnikov mentre era intento a fare il suo lavoro, la professione che amava e che aveva scelto fin da ragazzino, il poliziotto. Quel giorno Antiochia era di scorta al vice dirigente della squadra mobile di Palermo Ninni Cassarà. 
In realtà lui era in ferie ed intanto, dopo l’uccisione di Montana, era stato trasferito a Roma, ma fu lui a chiedere di tornare in Sicilia per partecipare alle indagini. L’auto, quel giorno maledetto, con a bordo Cassarà, stava transitando per via Croce Rossa a Palermo dove il Dirigente abitava al civico 81 insieme alla sua famiglia. Ad un tratto un gruppo di 9 uomini armati di mitra appostati su un palazzo di fronte iniziarono a fare fuoco contro l’Alfetta del questore. Antiochia, che era legatissimo a Cassarà, tento di fare da scudo al questore ma mori subito mentre Cassarà, protetto dal poliziotto ternano, riuscì a raggiungere il portone di casa ma spirò tra le braccia della moglie Laura che aveva visto tutto, accanto alla figlia, dal balcone della loro abitazione. Insieme al film documentario la questura di Terni ha deciso di piantare un cipresso all’interno della rotonda dove c’è il monumento delle “Coscienze spezzate” sistemato davanti alla Questura in quella via denominata proprio Roberto Antiochia.
Insomma, quella di lunedì sarà la giornata del ricordo. «Proprio cosi. Questo è il nostro intento e cioè ricordare ogni anno, il giorno del suo compleanno, Roberto Antiochia che in verità, anche a Terni, la sua città di origine, pochi sanno chi fosse – argomenta il questore di Terni Roberto Massucci - soprattutto i giovani hanno bisogno di sapere, di ricordare. La memoria è conoscenza, quindi spetta a noi informarli. Troppo facile buttare addosso sempre a loro la colpa. E’ un nostro dovere morale, abbiamo delle responsabilità ben definite verso le nuove generazioni. La disinformazione, l’indifferenza, spesso dipende da noi». 
Il questore di Terni ha un sogno nel cassetto. «Vorrei che l’anno prossimo, il 7 giugno, il giorno del compleanno di Antiochia, davanti al monumento delle coscienze spezzate, ci fossero tantissimo giovani a ricordare il loro concittadino, un giovane partito da Terni con un ideale importante,la legalità. Ecco, i giovani di oggi devono ritrovare gli ideali perduti».
Nel film documentario, ricco di testimonianze, a firma della Questura di Terni, ad interpretare Roberto Antiochia è l’attore ternano Stefano De Majo. «Un’interpretazione quella di Roberto Antiochia che lascia il segno – ribadisce De Majo – oltre all’aspetto eroico, che è indiscutibile, nel film si evidenzia la sua grande umanità. Ci sono alcuni aspetti della sua vita che fanno capire tutto del personaggio. Il primo quando muore per overdose la sorella di un suo amico e lui che cerca gli spacciatori, poi qualche anno più tardi quando si trova, casualmente, coinvolto in una manifestazione a Roma e soccorre un poliziotto ferito; infine quando fa fatica, ha paura, a baciare Cristina la sua fidanzata, sarà lei a fare la prima mossa, l’unica donna della sua breve vita. Insomma, Roberto Antiochia e un eroe, ma con le sue paure: un eroe umano».
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