Morta 2500 anni fa, oggi la principessa Ukok ha un nuovo volto: la ricostruzione esposta in Germania

il volto della principessa Ukok
di Alessandro Di Liegro
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Mercoledì 28 Gennaio 2015, 13:40 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 18:05

La principessa Ukok viveva in Siberia, era alta circa un metro e sessantadue, aveva lunghi capelli neri annodati a treccia e il suo corpo era ricoperto di splendidi tatuaggi.

Morta 2500 anni fa, alcuni archeologi ne hanno ritrovato il corpo mummificato e preservato ottimamente in uno strato di permafrost. Gambe e tronco sono stati quindi recuperati praticamente intatti, a dispetto della parte superiore del collo e del volto, andati persi con il passare dei millenni. Nessuno sapeva, quindi, quali erano le fattezze della principessa Ukok.

Un esperto di tassidermia svizzero, Marcel Nyffenegger, ha accettato la sfida e ha provato a ricreare una copia del volto della donna. Pur lavorando principalmente con piccoli animali, la sua passione è proprio la ricostruzione dei volti di uomini antichi, persino neanderthaliani.

Lavorando su un modello in 3D del teschio della mummia, ha minuziosamente elaborato i muscoli facciali della donna insieme con il tessuto del derma, gli occhi e l'espressione. Il modello è stato poi ricoperto con del silicone e della resina mista prima di essere rifinito dei dettagli come sopracciglia e ciglia. Più di centomila ciocche di capelli sono state utilizzate per donare alla principessa la sua treccia.

Solo questo procedimento è durato circa due settimane, riferisce Nyffenegger: «Stavo diventando pazzo – confessa – è stato molto faticoso, non solo mentalmente ma anche fisicamente». Marcel crede che la sua ricostruzione sia molto accurata: «Direi di aver fedelmente riprodotto il 75% di quello che doveva essere il volto della donna. Il restante 25 è stata una mia interpretazione, che ho completato basandomi sulla struttura ossea ritrovata. Mancava il setto nasale e in questo caso una accurata ricostruzione non era possibile» continua. Per quanto riguarda, invece, l'espressione, Nyffenegger rivela di essersi lasciato ispirare dalle informazioni rilasciategli dagli archeologi :«Dove viveva, cosa mangiava, se era una guerriera o una fattrice. Ho cercato di fare il meglio che potevo».

La mummia della principessa Ukok è stata portata alla luce dall'archeologa Natalia Polosmak a Novosibirsk, ed è stata salutata come una delle più importanti scoperte archeologiche del 20esimo secolo. Si pensa avesse 25 anni al momento della sua morte ed è stata ritrovata nelle montagne dell'Altai a 2500 metri d'altezza, insieme a due altri uomini, ritrovati nelle vicinanze. Ukok fu sepolta insieme a sei cavalli, i quali dovevano guidarla nell'altro mondo, con della carne di pecora e di cavallo. Gli ornamenti nella bara erano fatti di legno, bronzo e oro, in più c'era un piccolo contenitore con della cannabis e una pietra focaia sulla quale erano stati bruciati dei semi di coriandolo. Dagli abiti in suo possesso e da alcuni oggetti ritrovatigli accanto, come per esempio un “beauty case” dell'epoca, gli scienziati sono stati in grado di ricrearne l'abbigliamento e i segreti di bellezza. Era vestita con un lungo tessuto di seta cinese, stivali di feltro con delle bellissime decorazione. A quel tempo era possibile trovare la seta cinese solo nelle tombe del popolo Pazyrk e, dato che era più costosa dell'oro, ciò indicava ricchezza e stato sociale.

La ricostruzione del volto della principessa Ukok è in mostra in un museo in Germania e a breve potrà raggiungere il corpo della donna, nel mausoleo a lei dedicato attualmente in costruzione al Republican National Museum di Gorno-Altaisk, sulle montagne dell'Altai.