Per pagare basta uno sguardo: con la biometria transazioni più facili e sicure

GettyImages
di Francesco Bisozzi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 14 Aprile 2021, 14:48 - Ultimo aggiornamento: 15 Aprile, 16:48

Seattle, Stati Uniti. Amazon sta testando in numerosi negozi della città, tra cui la libreria Amazon Books in Bellevue Square, la tecnologia Amazon One che consente di pagare alla cassa con il palmo della mano una volta associati alla carta di credito i propri dati biometrici. Mosca, Russia. Nei negozi low cost della catena Pyaterochka, che fa capo al colosso della distribuzione X5, si sperimenterà nei prossimi mesi una soluzione realizzata con Visa e Sberbank per i pagamenti con lo sguardo che sfrutta una fotocamera 3D a elevata precisione e non richiede di aprire il portafoglio. Singapore, Sudest asiatico. Qui la biometria facciale comincia a essere utilizzata per prelevare denaro dagli Atm della banca Ocbc, che ha annunciato che entro l’anno saranno più di 500 gli sportelli bancomat capaci di riconoscere i sorrisi dei clienti. E in Italia a che punto siamo? Tramite il riconoscimento facciale, dell’iride o dell’impronta digitale, è possibile autorizzare un bonifico utilizzando le app degli istituti di credito più aggiornate, ma nei negozi i pagamenti biometrici sono ancora fantascienza.

IL CASHLESS

 Dall’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano spiegano che i cosiddetti pagamenti biometrici rientrano nella categoria dei pagamenti innovativi, che comprende anche i pagamenti con smartwatch e che rappresenta attualmente solo l’1,8 per cento dei pagamenti digitali in Italia, per un controvalore pari a 4,7 miliardi su 268 miliardi di transato cashless. Qualcosa però si muove anche da noi grazie all’introduzione della strong customer authentication (autenticazione forte del cliente), tra i requisiti fondamentali della Payment services directive 2, la direttiva dell’Ue per incrementare la protezione dei dati e la sicurezza dei pagamenti digitali. Con la Psd2 l’identificazione non avviene più tramite qualcosa che solo l’utente conosce (come la password) o possiede (come il telefono) ma anche attraverso qualcosa che lo rende unico e irripetibile (come appunto i tratti del viso).

GLI ESEMPI

 Nexi, per esempio, ha reso disponibile la funzionalità di riconoscimento biometrico sull’app Nexi Pay: per confermare un pagamento online, una volta ricevuta la notifica dall’app, è possibile utilizzare la scansione del viso o la propria impronta digitale se il dispositivo lo permette. Anche la fusione tra Nexi, Sia (controllata da Cassa depositi e prestiti) e la danese Nets, che gestisce oltre 40 milioni di carte di credito e fornisce servizi a più di 250 banche e 700 mila merchant, guarda allo sviluppo dei pagamenti biometrici. Nets ha avviato i test sui pagamenti biometrici con abbondante anticipo acquisendo un know-how in grado ora di fare la differenza: alla fine del 2019 ha lanciato a Copenaghen un progetto sperimentale per permettere ai dipendenti di un conglomerato di uffici di pagare il conto alla caffetteria con il proprio volto. Il riconoscimento biometrico potrebbe rendere in futuro ancora più sicuro il PassPay sviluppato da Engineering per Conad, una sorta di Telepass della spesa che per adesso utilizza tra le altre cose la tecnologia bluetooth per riconoscere il dispositivo mobile del cliente quando esce dal supermercato e addebitare in automatico sulla sua carta di credito l’importo della spesa.

I NUMERI

Nel 2020, nonostante il calo dei consumi superiore al 13 per cento, i pagamenti digitali hanno raggiunto in Italia 5,2 miliardi di transazioni, passando dal 29 al 33 per cento del valore totale dei pagamenti in Italia. Valgono quasi 270 miliardi, circa un terzo del transato totale: stando ai numeri dell’Osservatorio innovative payments della School of management del Politecnico di Milano a crescere sono stati soprattutto i pagamenti con contactless (ora a quota 81,5 miliardi e in aumento del 29 per cento in un solo anno) e quelli con smartphone e dispositivi indossabili (che hanno superato 3,4 miliardi facendo registrare un incremento dell’80 per cento).

LA PROSPETTIVA

Nel frattempo pure Apple si sta concentrando sempre di più sui pagamenti biometrici: un brevetto depositato al Patent & Trademark Office statunitense prevede di dotare i futuri dispositivi made in Cupertino, dagli smartphone ai tablet ai computer portatili, di una tecnologia per il riconoscimento del palmo della mano al fine di rendere ancora più sicuri i pagamenti online. Samsung invece lavora con Mastercard a una carta di credito dotata di uno sblocco unicamente biometrico con impronta digitale. La carta di credito biometrica sarà pronta per la fine dell’anno e avrà probabilmente un layout verticale, per facilitare la presa della tessera da parte del cliente, con una superficie più ampia a disposizione del sensore per le impronte digitali.

I NUOVI PROTOCOLLI

 La biometria, insomma, gioca oggi un ruolo da protagonista nell’innovazione dei pagamenti, su input dei nuovi protocolli che implicano l’autenticazione da parte del cliente mediante l’utilizzo di più fattori ma anche per effetto della pandemia che ha reso il contactless una soluzione più sicura pure sotto il profilo sanitario. Una recente ricerca targata Juniper Research, società inglese esperta nel settore comunicazioni e tecnologie innovative, stima che i pagamenti da mobile autorizzati con dati biometrici sfioreranno a livello globale i duemila miliardi di dollari entro il 2023. 

IL SORRISO E LA PAROLA

Dallo “smile to pay” allo “speak to pay” il passo è breve. Tradotto, se oggi i pagamenti biometrici avvengono principalmente tramite il riconoscimento del volto o dell’impronta digitale, presto potranno essere autorizzati anche con il semplice suono della voce. Quali sono attualmente i dati biometrici maggiormente utilizzati all’interno del mondo dei pagamenti e perché? Per il Face-Id (riconoscimento facciale) e il Touch-Id (riconoscimento dell’impronta digitale) la strada è in discesa visto che sono già presenti nella maggior parte dei dispositivi elettronici di uso quotidiano. Molto meno diffuso, ma ugualmente performante, il riconoscimento vocale. Infatti anche la frequenza sonora della voce risulta un fattore unico in grado di identificare l’utente. Il Voice-Id non figura ancora tra i fattori biometrici più utilizzati per autenticare un pagamento, ma gli addetti ai lavori non hanno dubbi e sostengono che grazie a nuove tecnologie e a sensori sempre più avanzati sarà possibile in futuro ultimare transazioni direttamente con lo smartphone pronunciando una parola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA