Rugby, il Giappone nella Storia: batte anche la Scozia e passa ai quarti di finale nel Mondiale, il paese diventa ovale

Domenica 13 Ottobre 2019 di Paolo Ricci Bitti
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Rugby, il Giappone nella Storia: batte anche la Scozia e passa ai quarti di finale

dal nostro inviato
YOKOHAMA «Nippon, nippon, nippon»: viene giù l’International Stadium di Yokohama la sera che il Giappone sfonda il portone della Storia battendo la Scozia 28-21 (4 mete a 3) dopo aver dominato 28-7. I fedeli in maglia a rigone biancorosse piangono e urlano, si abbracciano, proclamano "Ganbatté" (Forza), non lo sanno nemmeno loro che cosa fare perché un'impresa come questa il Giappone nel rugby non l'aveva mai compiutia: 4 vittorie su 4, stravittoria della poule che comprendeva giusto due trisecolari Regine di Ovalia, l'Irlanda e la Scozia, entrambe decapitate a colpi di mete scintillanti.

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La nazionale del paese che per la prima volta ospita i mondiali di rugby in nome dell’Asia sale fino ai quarti di finale dove non era mai arrivata.

Si parte proprio con il silenzio in memoria delle vittime del tifone passato appena 24 ore prima, poi il Giappone vince subito il duello degli inni con Kimi ga yo (Il regno dell’imperatore) e non è facile se prima sono venuti i brividi ascoltando il guerresco Flowers of Scotland. Siamo alla vigilia della Festa della Montagna, una delle più sentite, e questa sfida agli scozzesi accende l'orgoglio nazionale.
 

Che velocità, che forza, che fantasia, che orgoglio nei Cherry blossoms, i “coraggiosi boccioli di ciliegio” che riecheggia un po’ la delicatezza dell’ikebana senza identificare con un  po’ più di realismo pellacce come il capitano Leitch o il tallonatore trecciuto Hone, che se li incontri in un vicolo fai la fine degli scozzesi, a lungo in balia degli spiritati guerrieri orchestrati dal neozelandese Jamie Joseph.

Ecco la partita più spettacolare e avvincente del mondiale delle polemiche, delle partite cancellate per paura del tifone Hagibis che poi ha davvero lasciato morte e distruzione, ma ben lontano dalle città dove si sarebbero dovuti tenere i match. Il rugby in Giappone viene molto dopo le discipline marziali e poi del baseball, del calcio e del volley, ma questa sera si è fermato incaricando i 67.666 spettatori (pochi gli scozzesi) nel possente ed elegante anfiteatro di Yokohama di spingere in ogni mischia, di sottolineare ogni placcaggio a "rovesciare" che pare mutuato dal judo, di trattenere il respiro ogni volta che ali come Matsushima e Fukuoka accendono garretti che nemmeno Ermes vantava.

La Scozia a volte fa persino tenerezza tanto si arrabatta per alzare la testa davanti alle cariche velocissime dei giapponesi che non sembrano nemmeno toccare il terreno tanto saettano inscenando ogni volta un tema diverso, un overture ancora più travolgente, una finta, un incrocio, un'altra finta, una serpentina. Non si sa mai da dove arrivano e placcarli è dannatamente difficile mentre la rapidità è un'arma formidabile per compensare la differenza di taglia. Dicono qualcosa i 190 placcaggi tirati dagli scozzesi rispetto ai 130 dei giapponesi che pure ne sbagliano due nel primo attacco degli highlander consentendo a Russell di infilare il corridoio in scioltezza: 0-7. Vuoi vedere che dopo le aspettative di questo match va a finire come sempre, ovvero con la Scozia che vince e va ai quarti con le altre solite, sempre quelle sette potenze del rugby da metà Ottocento a oggi?

No, non va cosi, perché in 25 minuti, prima e dopo il té, i giapponesi segnano quattro mete una più arrembante dell'altra, roba per palati finissimi come i filetti di Kobe. Il titolo di capolavoro è difficile da assegnare in mezzo a tanta beatitudine, ma diciamo la prima marcatura di Kenki Fukuoka che arpiona con il mano destra sopra la testa un pallone che gli rimbalza davanti grazie alla precisa pedatina di Nakamura: il bello è che  questo gesto viene compiuto alla velocità appena inferiore a quella della luce. Un gesto sopraffino, una meraviglia. 

Sul 28-7 al 42' la Scozia pare al tappeto: nemmeno l'estremo Hogg è mercuriale come al solito. Townsend toglie il leader Laidlaw e fa bene perché Horne è in palla, ma la manovra resta comunque scontata, ma all'altezza del blasone. Solo il regista Russell sembra capirci qualcosa e cuce con pazienza gioco al piede e folate alla mano che fruttano due mete: 28-21, con altra meta si pareggia ma la situazione è ormai talmente compromessa che per i gioco dei bonus offensivi  e difensivi che agli scozzesi servirebbe un vittoria con almeno 15 punti di scarto (ovvero 2 o 3 mete) per passare ai quarti di finale. E' chiaro che non ce faranno mai a segnare tante volte negli ultimi venti minuti del match che il Giappone continua a enterpretare con folle saggezza tattica. Accelerazioni che lasciano di sale i rivali e ferocia nei contatti per fiaccarne lo spirito. 

Ci si alza in piedi ogni volta che Fukuoka (una doppietta per lui) tocca il pallone: è un giapponese classico, non tanto alto ma di roccia, difficile da fermare e in grado di placcare anche i giganti. Figurateci che dopo questo Mondiale, che per il Giappone si chiuderà con una sconfitta dal Sudafrica ai quarti, vendetta dei mondiali del 2015, Fukuoka lascerà il rugby a 15 per dedicarsi a quello a 7 non solo per aiutare il Giappone alle Olimpiadi, ma soprattutto per poter avere tempo per studiare gli esami di Medicina.

Disperati, gli scozzesi perdono di nuovo efficacia e gli ultimi minuti del match sono scanditi dal conto alla rovescia dei tifosi in preda a una felicità che commuove e che viene voglia di condividere. Un'esaltazione collettiva senza nemmeno un esaltato.

La Scozia aveva tuonato per evitare la cancellazione del match, la cui messa in stand by
per tifone è apparsa ancora più surreale alla luce della serata primaverile che ha incorniciato il trionfo giapponese. Ma poi il verdetto del campo è stato impietoso.

Il monopolio delle 8 grandi sorelle si spezza finalmente di nuovo grazie al Giappone che segue le incursioni delle Fiji del 1987, di Canada e Samoa nel 1991, di Samoa nel 1995, dell'Argentina nel 1999 e nel 2007. L'Italia, quando ha avuto di fronte le consorelle del Sei Nazioni (Galles, Irlanda e Scozia) non è mai riuscita ad approfittarne.

IL CALENDARIO DEI QUARTI DI FINALE

19 ottobre  Inghilterra-Australia Ore 9 Oita Stadium (RaiSport + HD)
19 ottobre Nuova Zelanda-Irlanda Ore 12:05 Tokyo Stadium (RaiSport + HD)
20 ottobre  Galles-Francia Ore 9 Oita Stadium (RaiSport + HD)
20 ottobre  Giappone-Sudafrica Ore 12:05 Tokyo Stadium (RaiSport + HD)

 

Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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