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AlphaTauri trionfa a Monza, una favola romagnola. Minardi: «Ma io spendevo un terzo»

Domenica 6 Settembre 2020 di ​Vanni Zagnoli
AlphaTauri trionfa a Monza, una favola romagnola. Minardi: «Ma io spendevo un terzo»
E’ un po’ come se il Verona avesse vinto la coppa dei campioni, invece nell’85 perse gli ottavi di finale con la Juve, complice un torto arbitrale. Perché un successo a Monza vale quasi quanto un trofeo assoluto, ha un po’ il sapore dello scudetto dell’Hellas. 
 

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Gasly non commette sbavature e vince il GP di Monza davanti a Sainz Stroll Norris Bottas Ultimo giro - Gasly e Sainz vicinissimi, si lotta per la vittoria 50° giro - Sempre 1"1 tra il pilota Alpha Tauri e lo spagnolo della McLaren 49° giro - Gasly e Sainz divisi


La scuderia AlphaTauri è l’evoluzione della Toro Rosso, che a sua volta era frutto del distacco della Red Bull, il colosso che aveva acquistato la Minardi. Una bella storia romagnola, dunque, cominciata da Faenza, Ravenna, in zona motor valley e in una regione ricca, che con la Toscana si candida a ospitare le olimpiadi del 2032.
E’ l’apoteosi dell’Emilia Romagna, insomma, che con la presidenza regionale di Bonaccini utilizza lo sport come formidabile veicolo promozionale.

L’AlphaTauri è motorizzata Honda, dal 2018, si chiama così da quest’anno, dopo le 14 stagioni da Toro Rosso, dal 2006 al 2019. Il manager è un austriaco, Franz Tost, in avvio ebbe anche Gerhard Berger, l’ex ferrarista, come consulente, portato dalla Red Bull.

La svolta è stata a ottobre, il cambio di denominazione promuove il marchio di moda fondato 4 anni fa dalla Red Bull, deriva dalla nomenclatura di Bayer e rimanda all’Alfa Tauri, di Aldebaran, stella nella costellazione del Toro, arancione tendente al rosso. La livrea diventa bianco e blu notte. Direttore tecnico è un inglese, Jody Egginton, 46 anni, team manager un neozelandese, Graham Watson, 53 anni.

Insomma è il raddoppio della RedBull. Vantava appena un successo in F1, nel 2008, sempre a Monza, con Vettel, la scorsa stagione arrivarono altri due podi. Dal 2015 al ’17 ebbe Carlo Sainz junior, prossimo ferrarista, in precedenza Ricciardo, di origine messinese, e nel primo biennio il barese Vitantonio Liuzzi.

La Minardi si affacciò nell’85, per lasciare vent'anni dopo. Oggi il patron Giancarlo ha 73 anni: “E’ stato un pomeriggio entusiasmante, l’ho vissuto a casa mia, a Faenza - racconta -. Prendo gli appunti come fossi ancora sul pitlane. Da 15 anni ha in mano la scuderia, ha una struttura tecnica all’avanguardia, accanto alla mia. Sono competitivi, bellissima la gara, a livello tecnico e di strategia. Serve anche un po’ di fortuna, l’errore altrui, di Mercedes. Dietro lo strapotere dei tedeschi, 4-5 team danno battaglia, ci hanno fatto divertire, con la spettacolare doppia partenza”.

Una quarantina di dipendenti dell’AlphaTauri c’erano già con Minardi, anche donne. “Adesso sono 500. Io spesi al massimo 35 milioni di euro, in questo millennio, ora si va oltre i 100”.

A Faenza oggi si festeggia, è una bella fiaba. Come quando in Piemonte c’era l’Osella, del patron Enzo, 81 anni, oppure c’era la prima Alfa Romeo, con Bruno Giacomelli alla guida. O ancora con la Dallara, dell’ingegner Giampaolo, 83 anni, che la sera gioca a carta a Varano de’ Melegari, nel Parmense, e ancora capeggia l’azienda, da più importante costruttore di auto sportive al mondo. Si fanno ricordare anche la Scuderia Italia di Beppe Lucchini, bresciano, re delle fonderie, e la Coloni, di Enzo, umbro. Nessuna di loro, però, vinse gran premi. Solo l'Alfa Romeo, negli anni '50, ma era un altro automobilismo.



















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