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Furia Lotito. Lazio, tutti sotto processo

Furia Lotito. Lazio, tutti sotto processo
di Emiliano Bernardini
3 Minuti di Lettura
Lunedì 17 Maggio 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 10:28

Il ciclo è finito. Bisogna ricominciare da capo con o senza Inzaghi. A dirlo è il campo. E il campo non sbaglia mai. E non è nemmeno un caso che questa riflessione arrivi al quinto anno. Tempo fa un certo Massimiliano Allegri (Lupus in fabula) disse: «Credo sia difficile trasmettere ai giocatori le stesse cose dopo 5 anni». Lotito è furioso, si aspettava un finale decisamente diverso. Non ha gradito la resa della squadra. Dito puntato contro tutti. Lui, conservatore da sempre, minaccia la rivoluzione. Si è toccato l’apice centrando la Champions. Inutile negarlo. A giugno servirà spinge il tasto reset. Impossibile e sbagliato radere tutto al suolo ma bisogna ricominciare sulla basi solide che sono state messe. D’altronde i biancocelesti sono in pianta stabile in Europa League. Ma è arrivato il momento di fare un altro passetto in avanti. La Champions non può e non deve essere lo straordinario. L’una tantum. Il contentino. Ma per farla diventare una piacevole consuetudine servono gli investimenti. Serve far mercato. E la storia del budget limitato non regge più. I tifosi allora si chiedono: perché sono stati investiti 18 milioni più commissioni per Muriqi? Uno che Inzaghi sta ancora aspettando. Aspettando Godot verrebbe da dire. Anche i più positivi si sono ormai arresi. Senza parlare di Escalante, Fares, Hoedt, Musacchio e Pereira per citarne alcuni. 
A Simone servivano acquisti importanti per giocare ogni tre giorni. E non è un caso che il tecnico ripeta ormai da tempo che «la Champions l’abbiamo persa nel girone d’andata». Sì, proprio quando le tante partite bruciavano energie fisiche e mentali e a giocare erano sempre gli stessi. Responsabilità che la società deve assumersi.

ESSERE ALLEGRI 
Il derby perso in quel modo contro la Roma ha palesato tutte le difficoltà e contraddizioni di questa stagione. Stesso discorso a Firenze. Due partite fotocopia. Squadra molle che non ha la minima reazione quando viene colpita. Da tempo nello spogliatoio serpeggiano mal di pancia. Malumori e pensieri che diversi hanno anche esternato pubblicamente. Dalla «mentalità» reclamata da Immobile al «serve dedizione» di Leiva. Ancora una settimana di tempo e poi si deciderà. Sì, si è perso troppo tempo. Bisognava agire prima. Anche perché Inzaghi andrà via solo se a chiamarlo sarà la Juventus. Difficile ora che Zidane è libero. Ma se la Vecchia Signora dovesse puntare su Simone, Lotito punterebbe dritto sul Allegri che però aspetta il Real. Meno probabile la pista Sarri. Si sono fatti anche i nomi di Gattuso, Juric e Gotti. La priorità resta Inzaghi. Ecco perché serviva mettere prima la firma sul rinnovo. Questa attesa estenuante ha tolto certezze allo spogliatoio. L’arma in più della Lazio con cui ha spesso compensato il gap con le big. Il presidente biancoceleste in questo ultimo periodo è stato travolto dal caso tamponi e ora deve sciogliere il nodo Salernitana (oggi il consiglio federale definirà la data entro cui dovrà venderla). La Lazio è già in ritardo. Sbagliato ma al tempo stesso inevitabile fare paragoni con la Roma. L’effetto ciclone Mourinho rischia di avviluppare tutto ecco perché bisogna pianificare in modo chirurgico la prossima annata. Bisognerà dare una risposta ma non si aspetti oltre, per la piazza è già tardi. Tanti, troppi giocatori hanno raggiunto il limite d’età e di stimoli. Serve rinnovare. Ricominciare da capo ma senza distruggere. Bisogna farlo consapevoli del fatto che si è arrivati ad un certo livello e bisogna crescere. 

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