Il ct Mazzanti: «Un capolavoro che merita un like: nessuna polemica sui social»

Il ct Mazzanti: «Un capolavoro che merita un like. Nessuna polemica sui social»
di Gianluca Cordella
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Lunedì 6 Settembre 2021, 07:30

Sabato sera Davide Mazzanti, ct dell’Italvolley campione d’Europa, faceva quasi fatica a parlare per l’emozione. «Non è che ora vada meglio. Faccio fatica a trovare le parole per descrivere questo percorso. C’è solo tanto orgoglio».
Com’è riuscito a trasformare la squadra dopo Tokyo?
«Ho fatto più attenzione alla pallavolo, cercando di curare i dettagli. Il merito è delle ragazze che hanno fatto percorsi personali e di squadra eccezionali. Io dovevo solo aiutarle a recuperare certezze su quello che sanno fare». 
Cosa non è andato ai Giochi?
«Durante l’estate abbiamo alternato tanto le ragazze con delle gerarchie molto meno definite di quelle viste all’Europeo. Ma fino alla partita con la Cina le cose stavano andando comunque bene».
C’entrano niente i social?
«Chiarisco una volta per tutte: io non ho mai bacchettato nessuno sull’uso dei social. Ho solo detto che è un ambiente faticoso. La polemica venuta fuori sulle ragazze distratte dai social è uno dei dispiaceri più grossi di Tokyo. Chi l’ha mai detto? Mica sono matto».
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«Io non dirò più niente su questa questione. Credo che lo sport possa essere un mezzo per sviluppare un senso critico per stare bene in un mondo in cui si dice tutto e il contrario di tutto. Poi i social sono uno strumento importante e non devo insegnare io alle ragazze come si usano. Anzi, loro dovrebbero insegnarlo a me». 
Restiamo su Sylla: era stata tra le più criticate dopo Tokyo, ha risposto da campionessa. 
«I momenti di flessione sono normali. Usciva da un infortunio e alle Olimpiadi ha un po’ faticato. Il problema è che si fa troppa confusione: se un giocatore fa un errore è perché ha sbagliato, non perché è sbagliato. Sento dire che Miriam non sa ricevere perché ha fatto un paio di errori. Ma lei nel fondamentale ha numeri fantastici».
Dopo Pelè o Maradona il nuovo dilemma è Egonu o Boskovic?
«Alla fine ha sempre ragione chi vince. Se uno vede le Olimpiadi dice Boskovic, se parte da Belgrado dice Paola. Sono due fuoriclasse con il colpo del ko nel braccio. Ma Paola, a livello di club, l’ha messo spesso a segno anche contro Boskovic». 

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Nonostante la conferma di giugno, si è sentito in discussione dopo i Giochi?
«Non ho problemi quando gli altri mi mettono in discussione. Il problema quando le cose vanno male è che lo faccio io con me stesso. Le Olimpiadi mi hanno dato questa nuova spinta al perfezionamento e ora ho un sacro fuoco che mi brucia dentro e mi porterà a sperimentare cose nuove»
Magari dopo le vacanze?
«La mia vacanza sarà stare a casa con la famiglia che non vedo da 25 giorni. Ma inizierò subito a lavorare su di me. Quando il sacro fuoco si accende va assecondato».
In che modo?
«Ho degli esperti che mi aiutano. Uno psicologo per la parte sportiva, la mia psicologa personale per gli aspetti più soggettivi, un super biomeccanico che mi aiuta nelle analisi legate alla pallavolo. Mi confronterò con loro per capirne di più».
È stata l’estate dei trionfi azzurri: cosa succede allo sport italiano?
«La società diventa sempre più selettiva e questo porta più eccellenze ad alto livello. È positivo, ma il rovescio della medaglia è che per un’élite che eccelle potrà esserci una base che soffre. I tecnici delle giovanili dovranno fare la differenza».

 

Il rischio è perdere giovani per strada?
«Credo di sì. Le diciottenni che si affacciano alla Nazionale mi impressionano: sembrano atlete con 20 anni di carriera per come lavorano. Vengono calate subito in un ambiente competitivo. Che da un lato fa uscire i talenti ma dall’altro potrebbe creare danni a chi non riesce a eccellere subito».
Un like al selfie della squadra che spopola sui social lo metterà?
«Ma se non ho nemmeno il profilo... Mi fa una cortesia? Lo mette lei al posto mio? (ride)». 
 

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