Serena Ortolani e la rescissione beffa: «Ma il governo mi ha dato ragione»

Serena Ortolani
di Gianluca Cordella
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Venerdì 3 Aprile 2020, 09:30 - Ultimo aggiornamento: 12:38

Riassunto delle puntate precedenti: Serena Ortolani, capitana della Vero Volley Monza e campionessa dal curriculum doc anche in azzurro (circa 300 caps in Nazionale), la settimana scorsa è stata protagonista di un gesto che ha fatto rumore. Mentre il suo club continuava ad allenarsi regolarmente - con l’Italia già da un po’ in isolamento forzato per via dell’emergenza sanitaria - ha deciso di non voler più mettere in gioco la propria salute. Lo ha fatto presente alla presidente Alessandra Marzari e ha rescisso il contratto, restando senza squadra e senza stipendio. Peccato che, trascorsi appena sei giorni, il governo abbia varato la nuova stretta che, tra le altre cose, prevede l’obbligo di fermare gli allenamenti per ogni realtà sportiva. «Significa che avevo ragione e che sono stata un po’ sfigata con le tempistiche - racconta - Certo che vista così la situazione sembra un po’ ridicola...». E verrebbe quasi spontaneo pensare a una polemica con le istituzioni che si sono mosse troppe tardi. Ma il punto di vista di Serena non è questo e la sua è un’obiezione circostanziata. «No, non c’è stata nessuna decisione tardiva. Finché c’erano in ballo le Olimpiadi era normale che il governo permettesse agli atleti, nei limiti del possibile, di continuare a tenersi in forma. Poi, una volta che anche Tokyo si arresa alla situazione internazionale, il divieto senza distinguo è diventata la scelta più sensata», spiega.

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DECISIONE DI CUORE
Una scelta che la stessa giocatrice ha maturato nel tempo. «Quando sono cominciate le limitazioni, ho continuato ad allenarmi regolarmente - racconta l’opposto azzurro - Però devo ammettere che non lo facevo troppo volentieri, nonostante la società continuasse a dirci che potevamo stare tranquille e che all’interno della palestra non c’erano rischi. Poi nel fine settimana sono arrivati i dati dell’epidemia in Italia e c’era stato un picco sia dei contagi che delle morti. Ho avuto paura e per il bene mio e della mia famiglia ho deciso che era arrivato il momento di dire basta. Tra l’altro c’erano delle problematiche pratiche con i permessi: io non risiedo a Monza e ogni giorno dovevo spostarmi tra due comuni diversi». Ed eccoci dunque alla rescissione del contratto. Che è stata commentata in un paio di interviste anche dalla presidente Marzari, che di professione è medico dirigente al pronto soccorso del Niguarda di Milano e che ha sempre messo la mano sul fuoco sulle condizioni di sicurezza della Candy Arena - sanificata due volte al giorno - nella quale lavorava la squadra (ieri, comunque, è arrivato “l’obbedisco” anche da parte sua alle direttive del governo). «Ma giuro che quelle interviste non le ho lette - racconta ancora Serena - Poi non mi interessa fare polemiche. In questi giorni me ne starò tranquilla, continuando ad allenarmi un po’ a casa e al futuro ci penserò poi. In fin dei conti non si sa nemmeno come finirà questa stagione». Già, il futuro. Quello di una campionessa di 33 anni con l’obiettivo di una seconda gravidanza (la primogenita Gaia ha 6 anni). Un rebus complicato. «Ma non voglio chiudere così. Mi piacerebbe giocare almeno un’ultima stagione. A Monza? Difficile...». Come le Olimpiadi: «Quelle al massimo da spettatrice», magari con Gaia a tifare insieme per papà Davide Mazzanti, ct dell’Italvolley femminile.

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