Chaves: «Nella vita tutto può succedere e questo Giro posso vincerlo io»

Sabato 21 Maggio 2016 di Francesca Monzone
Esteban Chaves il corridore colombiano della Orica GreenEdge è un vero talento, determinato e fortissimo è la rivelazione di questo Giro d'Italia. Nel 2013 inseguito ad un incidente gli avevano detto che non avrebbe più corso e oggi ha vinto la tappa regina della corsa rosa e in classifica generale è terzo alle spalle di Nibali.
 Qual è stato il suo primo pensiero sulla linea del traguardo?
«E’ difficile rispondere perché si arriva con tantissima fatica sulle gambe e nella testa e anche tutta l’altitudine ti sfasa un pochino. Però c’è stata molta gioia e ho pensato immediatamente alla mia famiglia, al lavoro fatto e alla mia squadra che per me è come una grande famiglia».
 Nibali ha attaccato sul Valparola. Cosa vi dicevate in corsa?

«Quando è arrivato l’attacco abbiamo iniziato a lavorare insieme con il mio compagno di fuga Kruijswijk Steven ma era la parte più facile. Allora abbiamo fatto qualche altro attacco. Io e Steven abbiamo parlato e abbiamo deciso di andare insieme e di disputare il finale».
Quanto è stata importante l’Italia nella sua carriera?
«Con l’Italia ho un rapporto veramente speciale e in particolare con questa corsa. Un ringraziamento poi è per Paolo Corti, general manager del team Columbia che mi ha aiutato tantissimo. Nel 2013 ho corso il Giro per la prima volta proprio con Corti e mi ha trasmesso l’amore per questa corsa. Ho avuto un brutto incidente (nel 2013 al Laigueglia si è infortunato a un braccio e si pensava non lo recuperasse, ndr) che mi ha fatto apprezzare ancora di più questa gara. Oggi ho vinto la tappa regina ed è per me tutto magico».
Lei a questo punto della corsa potrebbe vincere il Giro d’Italia. Quali saranno i momenti più impegnativi e i pericoli?
«E’ troppo presto per dirlo.  Abbiamo ancora tanti chilometri da fare e anche tante salite non posso dire se vincerò questo Giro, mi piacerebbe vincere. Tutto è possibile. Quando mi sono infortunato nove medici che mi hanno visitato ma hanno detto che non avrei più potuto correre. Io oggi ho vinto e al traguardo ho alzato proprio quel braccio che si è infortunato. Tutto può succedere nella vita anche vincere il Giro».
Si aspettava una tappa così oggi?
«Bisogna dire che oggi ci sono stati 5000 metri di dislivello e che la Movistar ha pagato un po’ quello che è successo nei giorni scorsi. Alla fine Nibali si è staccato, forse non ha voluto rischiare pensando ai prossimi giorni. Lui è un grande campione e staccarlo oggi è stata una cosa molto importante per me».
Questa mattina quando è partito sapendo di affrontare una tappa così impegnativa, qual’era il suo stato d’animo e man mano che si avvicinava al traguardo cosa provava?
«E’ facile rispondere a questa domanda dopo 14 giorni di corsa si è veramente stanchi e si parte così la mattina, pensando a quanta strada si è percorsa e a quanti chilometri bisognerà ancora fare. Abbiamo corso la prima ora di corsa molto dura, con 50 km di media. Poi la fuga e la Movistar ha iniziato subito a lavorare e tutto il giorno abbiamo sofferto. Direi che il sentimento principale di oggi in corsa è stata la sofferenza. Poi al traguardo naturalmente la gioia».
Quanto è importante l’allenamento in altura per uno scalatore come lei e quanto tempo passa in quota durante l’anno?
 «Normalmente rimango nove mesi in Europa e tre mesi in Colombia in altura e l’allenamento lassù è fondamentale per queste tappe. Anche Atapuma è di una città in quota e come avete visto oggi ha fatto anche lui la differenza rischiando di vincere la tappa».
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
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