Boxe, l'impresa di Canelo: re con tre corone

Domenica 3 Novembre 2019
Saul
Sarà pure una corona Wbo, quindi la meno prestigiosa, ma Saul "Canelo" Alvarez entra comunque nella storia del pugilato. Spedendo al tappeto il russo Sergey Kovalev nel corso dell'undicesimo round nel match di ieri notte a Las Vegas, l'icona sportiva del Messico ha conquistato il quarto titolo mondiale, quello dei mediomassimi, in carriera ed è diventato detentore di tre corone allo stesso tempo (medi, supermedi e mediomassimi), impresa che non riusciva dagli anni trenta con Henry Armstrong (piuma, leggeri e welter nel 1938).
Insomma, se ancora ci fossero stati dei dubbi, ora si è capito che Canelo è un fuoriclasse del ring, attività che porta avanti a livello professionistico da quando aveva soltanto 15 anni: la boxe lo ha fatto crescere in fretta, il resto è stato frutto di un talento naturale affinato da tanto allenamento. Anche adesso che è diventato ricco (solo il match di ieri gli ha fruttato 35 milioni di dollari, mentre 12 è stata la borsa di Kovalev) affronta le sedute in palestra con la stessa grinta e determinazione di quando era un ragazzino. In più è diventato bravo anche a livello di tattica. Ecco, ad esempio, come ha spiegato il successo sul russo che fino a quel momento aveva condotto per larghi tratti l'incontro grazie all'uso sapiente del jab sinistro.
«Ciò che mi ha fatto vincere è stato il piano tattico che avevo preparato con il mio team - ha spiegato Alvarez -. Quello che mi avevano inculcato i miei secondi era di avere pazienza, tanta pazienza. Sapevamo che sarebbero stati cinque o sei round iniziali difficili e mi sono imposto la calma, anche se non è stato facile perché avevo di fronte un grande combattente. Sono nuovo in questo peso, nuovo in questa categoria, e mi prendo il merito di essere rimasto rimasto fedele a ciò che avevamo preparato per questo match. Adesso però chiedo a voi di essere pazienti - ha aggiunto, rivolgendosi ai suoi estimatori -: questo è solo un passo nella mia carriera, perché Canelo farà la storia».
Così, dopo non aver ceduto alla tentazione di cercare sempre la corta distanza, tenendo la guardia alta e lavorando con i montanti al corpo il messicano ha trovato lo spiraglio giusto all'11^ ripresa. Prima ha colpito Kovalev con un destro alla tempia che ha scosso il russo, poi ha piazzato il micidiale uno-due sinistro destro al volto che ha spedito il campione in carica a terra. È stato, per Canelo, il degno finale di un'impresa che lo porterà dritto, tre anni dopo che smetterà, nella Hall of Fame del pugilato: a questo punto, un posto gli spetta di diritto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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