Leo Gullotta all'Eliseo per dire tutto "Prima del silenzio"

Venerdì 1 Novembre 2013 di Rita Sala
Leo Gullotta ed Enrico Franceschini in scena
Proposta coraggiosa, quella di Leo Gullotta, che ripropone ai tempi banali in cui stiamo vivendo un testo "impossibile" : Prima del silenzio, scritto da Giuseppe Patroni Griffi trentatre anni fa per Romolo Valli e dall’attore emiliano interpretato nello stesso teatro, l’Eliseo di Roma, dove ora è in scena con la regia di Fabio Grossi (fino al 17 novembre).

Prima del silenzio è la storia di un poeta deluso dalla società, dal matrimonio, dai figli, probabilmente dalla vita, se non fosse per l’ultimo legame che gli resta, quello con un ragazzo anarchico e vitale, un selvaggio dei nostri giorni che comunica con le azioni, la presenza, le digressioni sensuali e sessuali, il tutto con il minimo di eloquio e di rumore. Con lui il Poeta cerca il mare, accende la propria solitudine, illumina di racconti la quotidianità senza passato dove ha trovato rifugio. L’ansia è quella di testimoniare a un giovane quanto valgano le parole se corrispondono al mito, all’utopia o anche al semplice vissuto di un uomo. Il Ragazzo (un sorprendente Eugenio Franceschini) raccoglie solo a metà: il suo linguaggio è diverso, i suoi obiettivi sono concreti e instabili: girare il mondo, soddisfare il corpo al momento della voglia, in silenzio e senza complessi, onorare il carpe diem. La soluzione del Poeta è invece dire. Dire tutto prima del silenzio, cioè prima del congedo obbligatorio chiamato morte. Spinto da questa lotta, esorcizza l’apparizione recriminante della Moglie (Paola Gassman in immagine filmata), del Figlio (Andrea Giuliano), squallidamente borghese; del vecchio Maggiordomo (Sergio Mascherpa), legato ai trascorsi della ricca esistenza perduta, alle serate mondane e agli amici cui l’antico padrone ha rinunciato. L’ultimo grido è così un parto metaforico, che dà carne alle parole, motivazioni ad una scelta, immortalità al ricordo.





L’INTERPRETAZIONE

Superba l’interpretazione di Gullotta, che ormai da sette-otto stagioni esalta il valore della Parola scegliendo testi di Pirandello e Shakespeare. La sua adesione alla crociata di Patroni Griffi, volutamente lussureggiante, ridondante e aristocratica, è tale da commuovere nel profondo, soprattutto se pensiamo a cosa sia ridotta, oggi, la comunicazione: sms, twitter, facebook, whatsapp e mondi consimili in cui perché si scrive con la k e tvb è un messaggio d’amore.





LA REGIA

Grossi sospende la rappresentazione in un cubo di buio i cui confini sono linee di luce cangiante, consentendo allo spettatore di identificare il luogo sia con l’appartamento isolato del Poeta, sia con il suo sepolcro o con i Campi Elisi ai quali è destinato. Lucida soluzione, quasi beckettiana, che assegna alla Parola il ruolo del Godot invano atteso, nell’era digitale, da pochi sognatori ostinati. Musiche di Germano Mazzocchetti. Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 13:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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