Il Bach inedito di Giovanni Bietti. «Globalizzato, umoristico e amante del vino»

Domenica 19 Maggio 2019 di Simona Antonucci
Il musicologo Giovanni Bietti
Ha condotto gli ascoltatori alla scoperta di aspetti inesplorati e poco conosciuti del Kantor di Lipsia. Giovanni Bietti, musicologo, divulgatore e voce storica di Rai Radio3, “Virgilio” del Bach Day, domenica alla Filarmonica romana.

Un aspetto inesplorato di Bach?
«La sua umanità divertita».

Dove, come?
«Nelle Variazioni Goldberg inserisce due brani popolari e scherza su crauti e rape».

Un umorismo inaspettato?
«Era un uomo severo. Luterano. Ma nelle Cantate profane si occupa di vino e caffé».

Che cosa racconterà dei figli?
«Grandi musicisti, poco eseguiti. È grazie al più grande, Carl Philip Emanuel, che ci sono rimaste molte composizioni».

E della danza?
«Una vera passione per la quale ha composto per liuto e clavicembalo, ma anche per orchestra».

Il suo confronto con Italia e Francia?
«Fu un compositore “globalizzato”. Sintetizzava culture diverse che recuperava e trasfigurava».

La sua eredità?
«Diffusa. Proporremo un brano di Franck e uno di Heitor Villa-Lobos: una “Bachiana brasileira”».

Torniamo al vino: che cosa offrirebbe ascoltando Bach?
«Tedesco, bianco, di un vitigno nobile: Riesling».

Lei tiene lezioni per platee diverse: una domanda che ricorda?
«Dopo una lezione sulla musica da camera per una scuola. Si alza uno studente: che cos’è la musica da camera?».

E dal pubblico ha imparato qualcosa?
«Molto. Io parlo a braccio, colgo l’energia». 
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