Non ci resta che il crimine: Gassmann, Giallini e i viaggi nel tempo

Martedì 8 Gennaio 2019 di Gloria Satta

Se Ritorno al futuro incontra Romanzo criminale, il risultato è Non ci resta che il crimine, la nuova commedia diretta da Massimiliano Bruno (in sala il 10 gennaio) e interpretata da un cast all star: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gian Marco Tognazzi, Ilenia Pastorelli nell'inedita veste sexy-comica. Se si strizza l'occhio ai viaggi nel tempo cinematografici, in particolare a Non ci resta che piangere, il cult del 1984 con Roberto Benigni e Massimo Troisi, si finisce per approdare a una storia che parte nella Roma di oggi e sbarca in quella del 1982, quando l'Italia vinceva i Mondiali di calcio in un tripudio di pantaloni a zampa d'elefante, Ray-Ban specchiati, giubbotti di pelle, moto Honda 350 Four, auto Alfa Gt, stivaletti alla Beatles.
 

IL RINNOVAMENTO
«In Italia si fanno molte commedie, troppe, e per trascinare il pubblico in sala bisogna inventarsi qualcosa di diverso: la farsa non funziona più, al cinema come in politica c'è bisogno di rinnovamento», spiega Bruno, 48 anni. In passato autore di successi al botteghino come Nessuno mi può giudicare e, da sceneggiatore, Notte prima degli esami, questa volta s'è inventato la storia di un gruppo di amici sfigati (Gassman, Giallini e Tognazzi) che, per sbarcare il lunario, organizzano un tour nei luoghi della Banda della Magliana.

IL BOSS
Attraverso una porta spazio-temporale, si ritrovano catapultati nella Roma degli anni Ottanta a tu per tu del boss Renatino (Leo), così efferato e geloso della sua donna (Pastorelli) da diventare comicissimo. E ne succedono di tutti i colori. «Amo la modernità, la tecnologia e non mi definirei certo un nostalgico ma non disdegno qualche incursione vintage perché gli anni Ottanta, che facevano da sfondo anche a Notte prima degli esami, hanno significato molto per me», racconta Bruno, pronto a rappresentare in teatro il monologo Zero. «Volevo raccontare quell'epoca attraverso la commistione dei generi: la commedia, il thriller, il fantasy con lo stile dei poliziotteschi di trenta, quarant'anni fa, ampiamente rivalutati dalla critica. E nel film mi sono divertito a prendere in giro il successo delle serie a base di gangster come Gomorra, Romanzo criminale, Suburra».
Nel ruolo di un «fessacchiotto d'altri tempi», fin troppo politicamente corretto, Alessandro Gassmann affronta questa nuova commedia con grande divertimento: «Il cinema leggero serve anche a dimenticare i problemi per un paio d'ore», osserva l'attore, da poco cittadino onorario di Napoli dove sarà ambientata prossimamente la terza stagione della serie I Bastardi di Pizzofalcone. Per lui, negli anni Ottanta poco più che adolescente, il periodo che fa da sfondo al film di Bruno rievoca «il mio lavoro nel servizio d'ordine del Piper Club all'insaputa dei genitori, il fumo, le prime pomiciate, l'esaltazione per il campionato del mondo». Oggi in Italia si fanno troppe commedie? «Sì, e non tutte memorabili. Sarebbe bello che il cinema italiano si riappropriasse dei generi: li sa fare benissimo».
 

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