De Sica: «Basta cinepanettoni, ora faccio il cattivo»

L’attore romano racconta il suo ruolo nel remake di “Altrimenti ci arrabbiamo”

De Sica: «Basta cinepanettoni, ora faccio il cattivo»
di Gloria Satta
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Sabato 19 Marzo 2022, 08:01 - Ultimo aggiornamento: 21 Marzo, 17:29

Un boss da fumetto che chiude i nemici nel freezer e si danna perché ha un figlio scemotto che proprio non riesce a delinquere come papà: è l'ultima metamorfosi di Christian De Sica, 71, in Altrimenti ci arrabbiamo, remake del cult del 1974 con Bud Spencer e Terence Hill interpretati nella nuova versione da Edoardo Pesce e Alessandro Roja con la regia di YouNuts! (Antonio Usbergo & Niccolò Celaia, classe 1986), nel cast anche Alessandra Mastronardi.


Il film, una commedia indiavolata tra botte, azione e risate, sarà in sala il 23 marzo con Lucky Red e Christian, ancora in tour con lo spettacolo da tutto esaurito Una serata tra amici, racconta la sua soddisfazione di essere tra i protagonisti di un potenziale blockbuster «per ragazzini».
Come ci è finito?
«Ero incuriosito dai due giovani registi di cui mi aveva tanto parlato mio figlio Brando. E mi sono trovato così bene che YouNuts! mi hanno poi diretto nel videpoclip della canzone di Tommaso Paradiso Tutte le notti. Altrimenti ci arrabbiamo è pieno di allegria e ottimismo, proprio quello che ci vuole in un momento così tragico. E io sono felice di interpretare il mio primo cattivo».
Cosa ha imparato sul set?
«Che la nuova generazione di registi possiede una cultura cinematografica che noi ci sognavamo. Hanno studiato, conoscono tutto della materia mentre noi ci siamo affidati molto spesso all'improvvisazione».
È cambiata oggi la commedia?
«Nella speranza di avere critiche positive e premi, ormai gli attori più giovani hanno quasi paura di far ridere. Il pensiero politicamente corretto ti castra. Ma si ride con il diavolo, mica con San Francesco. E pensare che noi avremmo calpestato cadaveri per una battuta».

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Non crede, ripensando ai cinepanettoni, di aver esagerato?
«Magari ho detto un po' troppe parolacce, ma la comicità vive anche di queste cose. Guardate Checco Zalone, che se ne frega di essere corretto ed è un gigante. Mi piacerebbe lavorare con lui».
Contento della carriera?
«Sì, ogni giorno ringrazio il Signore. Non mi fermo mai: di recente ho girato Comedians di Gabriele Salvatores, poi mi ha chiamato Paolo Virzì per il sequel di Ferie d'agosto, farò il film di Caterina Carone Limoni d'inverno in cui sono innamorato di Luisa Ranieri... più invecchio e più sono richiesto dal cinema d'autore».
La rivincita dopo le stroncature dei cinepanettoni?
«Ma i registi impegnati mi chiamano proprio perché ho girato quelle commedie che tra l'altro hanno raccontato gli anni Ottanta meglio di qualunque saggio o inchiesta. E oggi posso vantare un pubblico di 15-20enni che mi chiamano zio. Non è da tutti».
Ce l'ha un sogno nel cassetto?
«Per tanti anni ho cercato di realizzare La porta del cielo, il film sulla storia d'amore tra mio padre Vittorio e mia madre Maria Mercader. Non me lo hanno mai fatto fare. Ora un produttore inglese ha comprato il soggetto offrendomi il ruolo del narratore. Speriamo bene, quasi non ci spero più... Intanto scrivo con Marco Lodoli un film dal suo romanzo I Fannulloni che faceva gola a Fellini. Sarò un commesso viaggiatore vedovo e farò anche il regista».
Cosa ha consigliato a suo figlio Brando, che sta dirigendo l'opera prima Mimì principe delle tenebre?
«A fare di testa sua».

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Come vive questo momento scandito dall'incubo della guerra?
«Con la paura e l'orrore di tutti. Siamo già stati fregati per oltre due anni dal Covid, che mi sono preso anch'io. Ora dobbiamo fare di tutto per riportare la gente al cinema, magari regalando due ore di spensieratezza attraverso le commedie. Ci vogliono i periodi di serenità perché nascano talenti pensosi come Antonioni e si sentano al cinema battute come Mi fanno male i capelli».
È aumentata la paghetta settimanale che riceve da sua moglie?
«Macché. Silvia continua a darmi i soliti 100 euro. Benzina esclusa: con quello che costa, andrei fallito in un attimo».
 

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