Christian De Sica: «Torno con Massimo Boldi. I personaggi? Due tromboni...». L'omaggio a papà in tv

Parla l’attore romano che ha firmato il palinsesto di domenica 14 novembre su Rai Storia tutto dedicato al padre, il grande Vittorio

Christian De Sica: ««Torno con Massimo Boldi. I personaggi? Due tromboni...»
di Gloria Satta
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Giovedì 11 Novembre 2021, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 07:17

’«Non so più a chi dare i resti», esclama Christian De Sica, «ora che sto diventando vecchio mi fanno lavorare come un pazzo... Oddio, apro la finestra ogni giorno e dico ”Grazie, Gesù”. Però, quanta roba». E l’attore, 70 anni, snocciola l’elenco interminabile dei suoi impegni, dalla ripresa dello spettacolo teatrale Una serata tra amici alla commedia Chi ha incastrato Babbo Natale, girata con Alessandro Siani e in uscita a dicembre, e poi il remake di Altrimenti ci arrabbiamo con regia di You Nuts («faccio per la prima volta il cattivo»), una fiction, le quattro sceneggiature che sta scrivendo, una delle quali con Barbara Alberti.

Domenica 14 novembre, dalle 14 alle 24, sarà firmato da lui il palinsesto di RaiStoria nella giornata tutta dedicata a suo padre Vittorio (di cui si celebra il 47mo anniversario della scomparsa). Intanto Christian rivela al Messaggero un progetto «spericolato»: tornare sullo schermo in coppia con Massimo Boldi


Farete un nuovo cinepanettone? 
«Non proprio. Ho immaginato una storia più adatta a noi, a quello che siamo oggi: la storia di due vecchi attori di cinepanettoni. Due tromboni rincoglioniti. Mi piacerebbe che a dirigere il film fosse mio figlio Brando, che gira ora a Napoli una storia d’amore horror». 


Proporrete magari il progetto ad Aurelio De Laurentiis che ha appena prodotto per Amazon un’altra serie autobiografica, Vita da Carlo di Verdone? 
«Grazie agli incassi dei 32 cinepanettoni che Boldi e io abbiamo interpretato (ride, ndr), Aurelio ha pouto comprarsi il Napoli...».


Cosa le dà tanta energia per lavorare a rotta di collo, la paura forse di rimanere disoccupato? 
«Ma quando mai. A darmi la carica sono l’amore per il mestiere, la consapevolezza di avere una famiglia fantastica, l’affetto dei giovani che mi riconoscono per la strada e mi dicono ”bella, zio”. Mi sento molto fortunato, ho sempre fatto quello che volevo fare. Sono un uomo felice che non ha rimpianti. E non me ne vergogno».

 
Nel palinsesto di RaiStoria ha messo spezzoni di film, interviste, spettacoli tv, perfino le favole che il grande Vittorio raccontava: perché le è sembrato importante farlo? 
«Volevo celebrare papà in questa Italia che ha la memoria corta, anzi cortissima. Anna Magnani, chi era costei? Nessun giovane o quasi ne ha un’idea. E io ricordo lo choc quando, tanti anni fa, ero in un bar con il mio compianto fratello Manuel e sentii un gruppo di ragazzotti che dicevano: ”Ahò, sapete che pure ’er padre de Christian faceva l’attore”. Allora chiedemmo alla Rai di mettere in cantiere un omaggio a Vittorio e Giancarlo Governi fece Parlami d’amore Mariù». 


Nei confronti di suo padre hanno la memoria corta anche le istituzioni? 
«Di sicuro fanno poco. Manuel si è tanto sbattuto con la Fondazione Vittorio De Sica per restaurare i film di nostro padre e più di una volta ha chiesto alla Rai di lanciare un canale dedicato ai classici, ma gli hanno risposto picche. E pensare che altrove, ad esempio in Francia, i giganti vengono onorati e rispettati come idoli».

 
Che effetto le ha fatto Wes Anderson, regista americano agli antipodi di Vittorio, quando ha rivelato di essersi ispirato a ”L’oro di Napoli” per girare ”The French Dispatch”? 
«Non è stato il primo grande a inchinarsi a papà. Ingmar Bergman sosteneva che Umberto D. fosse il miglior film della storia del cinema, Martin Scorsese ha sempre ammesso che senza il neorealismo non sarebbe esistito, per non parlare dell’ammirazione manifestata da Orson Welles. E pensare che Vittorio non ci ha mai dato l’idea di essere un mostro sacro. Al di là di certi suoi personaggi un po’ esagerati, nella vita era una persona semplice, umilissima». 


E cosa le ha trasmesso? 
«La voglia di lavorare per il pubblico, innanzitutto. E il rispetto per il mio mestiere che è fatto di studio, rigore, disciplina. Anche in una commedia brillante non s’improvvisa, niente è lasciato al caso. Oggi invece...». 


Oggi cosa succede? 
«Ti basta accendere la tv per vedere tanti, troppi attori non professionisti, scritturati solo in base al numero dei follower che hanno sui social. E grazie che sono dei cani». 

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