Atlantide, Sick Luck dalla Trap alla Mostra del Cinema di Venezia

Atlantide, Sick Luck dalla Trap alla Mostra del Cinema di Venezia
di Ilaria Ravarino
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Giovedì 2 Settembre 2021, 18:15

VENEZIA Da Roma a Venezia, dalla trap al mondo del cinema per inseguire un sogno «che ho sempre coltivato, e che ora per la prima volta trova sbocco nel miglior posto possibile: la Mostra del cinema». La seconda vita del produttore discografico romano Sick Luke, in arte Luca Antonio Barker, storico produttore della Dark Polo Gang, comincia dal tappeto rosso del Lido veneziano, dove accompagna il film Atlantide dell’artista ravennate Yuri Ancarani, di cui ha curato - per la prima volta nella sua carriera - la colonna sonora (rigorosamente trap). «Voglio continuare con le colonne sonore: le immagini valorizzano la mia musica più di quanto non faccia la voce di una persona che ci rappa. Yuri, il regista, mi ha conquistato dicendomi che la mia musica gli ricordava quella dei Goblin, e il paragone mi è piaciuto. Mi ci ritrovo moltissimo». 

Distribuito prossimamente in Italia da I Wonder Pictures, Atlantide è un’opera visionaria, tra la finzione e il documentario, che racconta la vita in laguna di un gruppo di ragazzi adolescenti, appassionati di barchini e alta velocità, “pedinati” pazientemente dal regista tra il 2019 e il 2021. «È un film che spacca - dice Luke, 27 anni, di poco più grande dei ragazzi raccontati nel film - mi ha fatto conoscere un lato di Venezia del tutto nuovo, che mi ha ricordato il mondo dei pischelli romani con il motorino truccato». Ad accomunare i due universi - quello della periferia romana e quello della laguna - c’è, secondo Ancarani, «la stessa violenza, quella cui sono condannati nella nostra società i maschi, specialmente i giovani, obbligati a sottoporsi a riti sociali da cui uscire vincenti o falliti. E io, in tutta la mia vita, sono sempre stato un perdente». Dopo la fine del rapporto con la Dark Polo Gang, Luke sta cercando, anche attraverso il cinema, nuove dimensioni d’espressione: «Mi sono aperto alla collaborazione con altri artisti, mi sto ampliando, non voglio fare solo trap. Come tanti altri ragazzi mi voglio avvicinare al cantautorato: le basi trap non richiedono testi elaborati, non producono emozioni. Io invece adesso cerco questo. Sto scoprendo il mio lato più poetico». Ne suo futuro, perciò, nulla è escluso. Nè nuove colonne sonore, «potrebbe già esserci qualcosa in cantiere», né un traguardo come Sanremo: «Non lo escludo, anche se fa paura: in tv sei più esposto e non puoi permetterti sbagliare. Ma io non ci metto la faccia, ci metto la musica: per me è più facile. Di Sanremo mi piace che si sia svecchiata, i Maneskin spaccano e partendo da là sono riusciti a fare il salto di qualità. La musica italiana è tornata a dominare anche grazie a loro. Se poi è musica romana, ancora meglio».

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