Pannella e il grande abbraccio: «Non mollate, mi raccomando»

Pannella e il grande abbraccio: «Non mollate, mi raccomando»
di Mario Ajello e Mario Stanganelli
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Domenica 20 Marzo 2016, 09:24 - Ultimo aggiornamento: 21 Marzo, 12:46

Un «lungo addio» da romanzo di Chandler, avvolto nelle nuvole delle sigarette di Marco, nell’aura crepuscolare della cucina-salotto di casa Pannella che si colora di umanità e di malinconia. Nella penombra della mansarda a via della Panetteria, dove si svolge la cerimonia degli addii o la processione dei rimorsi, gli occhi del leader che lotta contro due tumori sono scintillanti di fronte agli amici e agli ospiti in questo pellegrinaggio non rituale. Pannella sta molto male, come si sa, «ma io sono coriaceo come un mulo abruzzese», ripete in queste ore. La sua forza, in questi momenti estremi, sta nella consapevolezza di essere stato sempre dalla parte della ragione. Anche se la nomina a senatore a vita - chi più di lui poteva meritarla? - non è mai arrivata. E questo rappresenta una delle tante ingiustizie italiane. 

IL VISIONARIO
Ancora Pannella guarda molto al futuro e quando saluta qualche amico radicale non è raro che gli dica: «Non mollate, mi raccomando, eh!». Oppure: «Noi, con felicità, raggiungeremo i nostri obiettivi. Quelli di una giustizia giusta, di un mondo senza porcherie, di una democrazia pienamente realizzata». Parla da visionario e non da ex. Come se avesse davanti un’intera vita. A confortarlo nel suo ultimo tratto di strada, oltre all’affetto di tutti e al riconoscimento della centralità acquisita nella storia nazionale, la sua stessa singolare teoria della «comunità dei viventi e dei morti», la convinzione cioè di una continuità attiva, dilatata oltre le leggi della natura, tra i protagonisti di una stagione e quelli che continueranno a portare avanti le battaglie di chi li ha preceduti. Laura Harth e Matteo Angeli sono i due angeli custodi. Lo assistono a ogni ora del giorno e della notte. E poi ci sono gli amici più cari, come Clemente Mimun. Ogni tanto gli porta un uovo fresco, un po’ di ricotta, lo yogurt ai lamponi di cui Pannella è ghiotto. Ma Marco mangia come un uccellino, come faceva negli intervalli tra un digiuno e l’altro. «Lo conosco - racconta Mimun - da quando avevo tre anni. Mia nonna, che con le leggi razziali aveva perso tutto, nel dopoguerra affittava due stanze della casa a via Dandolo. In una di queste abitava Pannella, con Sergio Stanzani». Da allora, un’ininterrotta amicizia. Per Marco a volte è difficile alzarsi dal letto, ma dice: «Mi vesto e vado al partito». Ma s’accorge che non ce la fa. Il telefono non smette di squillare. Da Mattarella a Napolitano, tutti fanno sentire la propria vicinanza. 
 
LE INNOVAZIONI
La consuetudine telefonica con Papa Francesco risale al 2014. E in questi giorni il pontefice ha mandato monsignor Paglia al capezzale di Marco, per fargli sapere che della sua energia «abbiamo tutti ancora bisogno». L’altro giorno, dopo Vasco Rossi, anche Renato Zero ha telefonato: «Marco, come stai?». E lui: «Sto che devi veni’ subito!». Renatino si precipita a via della Panetteria. E si abbracciano come due rivoluzionari: il cantante che negli anni ’70, nella musica e nel costume, ha stravolto tutto e il politico che ha mandato in frantumi ogni stereotipo. Imponendo nuove tematiche: dalla necessità di una semplificazione politica attraverso un sostanziale bipartitismo alla critica ai sindacati quando erano intoccabili; dalle polemiche contro la partitocrazia e contro la casta (Grillo non ha inventato nulla) all’anti-statalismo; dai diritti civili all’uso del proprio corpo come strumento di lotta politica (il suo primo sciopero della fame fu nel ’68 contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia) e all’insistenza sulle garanzie giuridiche (trascurate dalla cultura corrente, soprattutto di sinistra) anche per le fasce più dimenticate della società, come i carcerati. Un amico di sempre, Antonello Venditti, l’altro giorno, attorno al solito tavolo, gli dice: «’A Marco, inventati qualcosa, scova da qualche parte una legge che dica che in una città nelle condizioni di Roma non si può votare. Perché qui è tutto un casino...». Pannella annuisce, con un sorriso da mago che sembra evocare energie e scenari che il tempo e la malattia stanno rendendo sempre più vaghi.

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