Dal tordo alla pernice: sette specie di uccelli che potremmo non vedere più. Colpa del clima

Dall'allodola alla pernice bianca, dalla coturnice alla pavoncella, dal moriglione al tordo sassello e alla tortora selvatica: sono sette le specie di uccelli la cui sopravvivenza è seriamente minacciata da cambiamenti climatici, inquinamento, restrizione degli habitat naturali. E nonostante questo continuano ad essere oggetto di caccia. I preoccupanti dati sullo stato di conservazione di queste sette specie sono stati pubblicati nella terza edizione rapporto «Birds in Europe» di BirdLife International, la più grande rete mondiale di associazioni per la tutela della natura, di cui Lipu è partner per l'Italia. Secondo lo studio, cinque specie (coturnice, tortora selvatica, moriglione, tordo sassello e pavoncella) rispetto al precedente rapporto del 2004 vedono aggravare il declino diventando «specie minacciate a livello globale» («Spec 1»). Per due di esse (pernice bianca e tordo sassello) il peggioramento è ancora più marcato, in quanto precedentemente classificate addirittura come «non Spec», ossia prive di problemi di conservazione.

Nello specifico, le sette specie sono colpite da cambiamenti climatici (è il caso del tordo sassello e della pernice bianca che vive sulle Alpi e per la quale la Lipu prevede una restrizione dell'habitat favorevole, nei prossimi decenni, fino al 50% a causa dei cambiamenti climatici), distruzione dell'habitat (allodola, tortora selvatica, pavoncella, pernice bianca), scarichi agricoli e caccia illegale (moriglione), inquinamento genetico a causa di immissioni di specie alloctone (coturnice), caccia in periodo «prenuziale» (tordo sassello) e preaperture della stagione venatoria di inizio settembre (tortora selvatica). C'è poi il caso della coturnice, per la cui tutela l'Italia ha una grande responsabilità: ben il 26% della popolazione europea (quindi 1 coppia su 4) nidifica nel nostro Paese. Per questo Lipu-BirdLife Italia lancia una campagna di difesa e chiede a Governo, Parlamento e Regioni di intervenire con urgenza, in primis escludendo queste specie dalla lista delle cacciabili in Italia, poi agendo sul contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela delle rotte migratorie e degli habitat naturali, lo stop al turismo eccessivo, all'intensificazione agricola e al consumo di suolo. 

«Gli uccelli, oltre che parlarci della bellezza della natura - dichiara Claudio Celada, direttore dell'Area Conservazione della natura della Lipu-BirdLife Italia - ci indicano il modo in cui trattiamo la terra. Se una specie è in crisi, è quasi sempre perché le nostre attività sono eccessive e mal condotte. È il caso delle 7 specie della campagna della Lipu. Si tratta di modificare anche radicalmente alcune pratiche, fermare il cattivo sfruttamento del territorio, aumentare le tutele di siti e habitat naturali ma anche attivare misure di urgenza, come ad esempio lo stop al prelievo venatorio. »L'Italia - conclude Celada - è il secondo Paese europeo con più specie cacciabili. Un record a cui il Paese può tranquillamente rinunciare, facendo prevalere il principio di tutela su quello di sfruttamento, ai sensi delle convenzioni internazionali e delle direttive naturalistiche europee, e prendendosi cura del proprio patrimonio naturale. Una responsabilità che dovrebbe essere assunta e condivisa da tutti gli attori interessati«. (Mst/AdnKronos) ISSN 2465 - 1222 05-LUG-18 12:12 NNNN
Giovedì 5 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:31

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