Long Covid «perdita di capelli e vista offuscata anche dopo 8 mesi dalla guarigione». La nuova ricerca

«Long Covid, perdita capelli e vista offuscata anche dopo 8 mesi dalla guarigione». La nuova ricerca
di Valentina Errante
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Mercoledì 1 Dicembre 2021, 10:01 - Ultimo aggiornamento: 10:02

Problemi neurologici, dermatologici, metabolici e psicologici. Il Long Covid si manifesta in modo diverso e ha maggiore incidenza, soprattutto in termini psicologici, su chi abbia subito un ricovero a causa dell’infezione.  Problemi che possono persistere fino a otto mesi dalla guarigione. L’ultimo studio sugli impatti a lungo termine del Coronavirus è australiano e indica che quasi tre quarti dei partecipanti ha accusato sintomi per mesi dopo essere risultato negativo al test per il virus. 

Long Covid, i nuovi sintomi

All’inizio del 2020 i ricercatori del distretto sanitario di Wollongong a sud di Sydney hanno monitorato la salute fisica e mentale di 59 individui che si erano infettati durante la prima ondata del virus. Di questi, il 73 per cento accusava sintomi ancora quattro mesi e mezzo dopo la diagnosi. E il 47 per cento ha riportato sintomi inconsueti come perdita dei capelli, vista offuscata e scarsa lucidità mentale. «I sintomi più comuni erano affaticamento, dolori muscolari e alle ossa, debolezza negli arti, perdita di appetito e fiato corto», scrive il responsabile della ricerca, Stuart Tan, specialista di riabilitazione dell’ospedale di Wollongong, sull’Australian Journal of General Practice. «I nostri partecipanti hanno registrato un alto livello di depressione, ansia e stress, in confronto con la norma australiana, il che indica che ci sono stati anche molti problemi psicologici». 


PROBLEMI NEUROLOGICI
Le complicanze neurologiche da Covid-19 sono state osservate per la prima volta in Cina durante l' ondata iniziale del virus, tra gennaio e febbraio 2020. attraverso uno studio eseguito negli ospedali di Wuhan . E’ emerso che, su 214 pazienti ricoverati, il 36 per cento presentava complicanze neurologiche, che raggiungevano il 45 per cento nei casi più gravi. I sintomi neurologici riportati rientravano in tre categorie: le manifestazioni dovute al coinvolgimento del sistema nervoso centrale, come cefalea, vertigini, disturbi dello stato di coscienza (confusione, delirium, fino al coma), encefaliti da infezione diretta del virus o su base autoimmune, crisi epilettiche, disturbi motori e sensitivi, spesso legati a a ischemie o ictus emorragici.

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In alcuni pazienti, invece, i sintomi riguardavano una compromissione del sistema nervoso periferico: perdita o alterazione del senso dell’olfatto, del gusto, sofferenza diretta o su base immuno-mediata dei nervi periferici. Infine i sintomi da danno muscolare scheletrico, che si sono manifestati con mialgie intense. Nei mesi successivi studi analoghi sono stati eseguiti in tutto il mondo con risultati analoghi, seppure in percentuali diverse. In Italia è stata descritta una casistica di 1.760 pazienti COVID ricoverati a Bergamo, epicentro della prima fase, nei quali si sono osservati 137 casi (pari all’8%) di complicanze neurologiche gravi, in prevalenza ictus ischemici.


DOPO LA GUARIGIONE
E’ stato osservato che i sintomi neurologici, in alcuni casi, persistevano anche dopo l’infezione. In Italia, nei centri più colpiti dal virus dalla prima ondata di contagi, sono stati creati ambulatori post Covid e in questi centri sono stati registrati casi vari di astenia protratta, disturbi di concentrazione e di memoria, che potrebbero essere collegati a piccoli danni vascolari o infiammatori del sistema nervoso, centrale o periferico, con conseguenze a lungo termine. Gli studi sul Long Covid, riguardano anche altri sintomi a carico dell’apparato cardiovascolare (endocarditi, miocarditi, scompenso cardiaco), respiratorio (anomalie della funzione respiratoria, fibrosi polmonare, aggravamento Bpco), renale (glomerulonefriti, vasculiti renali, trombosi arterie renali) e dermatologico (eruzioni cutanee, alopecia). Spesso questi sintomi si presentano associati tra loro.

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LO STUDIO ITALIANO
I dati dello studio Covid Next dell’Università di Brescia e dell’Istituto Neurologico Besta di Milano, sono stati da poco pubblicati su “Neurological Sciences” e discussi durante il primo Webinar del ciclo di sei incontri del web forum internazionale “Pills of Psychiatry and Neurology 2021”, organizzato dall’Università degli Studi di Brescia e dalla Fondazione Internazionale Menarini.  E'  emerso che la percentuale di malati, precedentemente ospedalizzati per il Covid, con disturbi a distanza nel tempo, è stata superiore al 70 per cento dei casi e che, dopo la fase acuta dell’infezione, sono insorti altri problemi, i più pesanti hanno riguardato il cervello. In questa alta percentuale di casi, si sono manifestati sintomi medio-gravi: il virus ha determinato disturbi di memoria, concentrazione, del sonno e dell’umore. I dati dello studio Covid Next hanno riguardato 165 pazienti ricoverati per un Covid-19 di gravità medio-alta. La ricerca  ha dimostrato che mentre i problemi respiratori e metabolici avevano un picco durante la degenza e poi tendevano a ridursi fino a stabilizzarsi una volta usciti dall’ospedale, i disturbi neurologici e psichiatrici hanno avuto un andamento opposto e sono aumentati una volta risolta la fase acuta dell’infezione. 

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CONSEGUENZE NEL TEMPO 
Molti centri neurologici italiani hanno attivato servizi di assistenza post-Covid ambulatoriali con approccio multidisciplinare che prevede oltre oltre al coinvolgimento di neurologi, anche di neuropsicologi cognitivi e  psichiatri. Ed è emerso che più di una persona guarita dal Covid su quattro continua ancora ad avere sintomi a 6-8 mesi di distanza dall’infezione. Gli stessi risultati sono stati raggiunti in un lavoro pubblicato sulla rivista Plos One e condotto da Milo Puhan dell’Università di Zurigo, che ha esaminato 431 pazienti risultati positivi all’infezione tra febbraio e agosto 2020,  l’89 per cento dei quali sintomatici. Monitorati nel tempo è emerso che il 26 per cento del campione non ha avuto un recupero completo a 6-8 mesi dalla diagnosi iniziale di Covid-19. Il 55 per cento ha riportato sintomi di affaticamento, il 25 per cento affanno, il 26 per cento sintomi depressivi. Il long-Covid riguarda soprattutto le donne e coloro che sono stati ricoverati per l’infezione. Il 40% per cento dei partecipanti ha riferito di aver avuto almeno una visita medica legata al coronavirus dopo la guarigione.

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