Roberto Burioni sul Covid smonta la tesi dell'immunità di gregge e punta tutto sul vaccino. «Uno studio recente indica che il raggiungimento dell’immunità di gregge attraverso la diffusione naturale di SARS-CoV-2, come auspicato da molti politici stranieri, non è percorribile. Avete sentito sicuramente diversi politici (per fortuna non italiani) auspicare il raggiungimento dell’immunità di gregge attraverso la diffusione dell’infezione naturale da coronavirus. Uno studio recente apparso su Lancet indica che questa strada non è percorribile. Infatti, mentre in Italia le indagini sierologiche vanno a rilento, iniziano a essere pubblicati i dati riguardo alla sieroprevalenza (ovvero il numero di persone che hanno nel loro sangue gli anticorpi contro il coronavirus) in zone dove l’epidemia è stata particolarmente intensa». Il virologo dell'ospedale San Raffaele di Milano lo scrive su Twitter, citando uno studio ad hoc.
C’è chi - pure professori universitari - che ancora blatera di immunità di gregge. Basta, il momento è difficile, finiamola di raccontare bugie pericolose. https://t.co/ikxBwpplCi
— Roberto Burioni (@RobertoBurioni) November 7, 2020
«Tralasciando i numeri, che chi vuole può andarsi a vedere nei riferimenti bibliografici che su Medical Facts non mancano mai, la sostanza è molto semplice - scrive Burioni -. La grandissima parte della popolazione (sopra l’80%) non è entrata in contatto con il virus, anche nelle zone dove il virus ha avuto una intensa circolazione. Questo è accaduto anche nelle nazioni – come la Svezia – dove non c’è stato un lockdown particolarmente severo».
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Insomma, come per tutte le altre infezioni, «per l’immunità di gregge ci vuole il vaccino; nel frattempo – senza paura e senza panico – continuiamo a vivere la nostra vita di sempre con qualche precauzione in più. Portare la mascherina nei luoghi affollati non è un sacrificio così drammatico, e sono sicuro che il disagio è solo questione di abitudine», conclude il virologo.
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